Le passerelle dell’alta moda romana traballano. Oggi sono partire le sfilate della fashion week capitolina, ma Alta Roma – la società mista pubblico-privata, nata per promuovere la Capitale come palcoscenico privilegiato per la moda italiana – è al centro di una serie di polemiche che ora mettono a rischio tutto il comparto dell’haute couture romano e la riuscita della settimana della moda.

Tutto parte da una sforbiciata ai fondi che la Regione Lazio destina ogni anno ad Alta Roma, poco più di 600mila euro. Venerdì scorso il governatore Renata Polverini dichiara alla stampa: “La Regione non è un salvadanaio”. L’ente locale vuole capire esattamente quali siano le voci di spesa, i costi reali che ha la società. Secondo altri invece è in corso una guerra politica per l’accaparramento delle poltrone del consorzio.

Illazioni trasformate in verità. Quella che arriva da Sandro Di Castro, il vicepresidente di Alta Roma che ieri ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili dal cda. “Ma quale ripicca per il mancato coinvolgimento della Regione nella gestione di Alta Roma – ha tuonato – C’è stata solo la volontà di cacciare dal consiglio di amministrazione, dove siedo da tre mandati e non per nomina politica, sia me che Eugenio Bernardi (nominati entrambi quando presidente della Regione era Piero Marrazzo, ndr). E far così posto ad altri, certamente più graditi a questa amministrazione”.

Di Castro ricostruisce, nei dettagli, quella che lui giudica una banale richiesta di spoils system: “Un giorno di dicembre sono stato convocato dall’assessore alla Cultura, Fabiana Santini, dove in modo non troppo elegante mi è stato detto che, nonostante il buon lavoro fatto, dovevo dare le dimissioni perché serviva il posto”.

Accuse rispedite al mittente, anche quelle sulla mancata partecipazione della Regione nella gestione di Alta Roma. Verbali alla mano, Di Castro spiega che mission, programmi e attività sono stati concordati anche con la Pisana. Il 18 giugno 2010 ha partecipato all’assemblea dei soci l’avvocato Giuliano Bologna (consulente della Presidenza), il 16 dicembre l’Assessore Santini e il 9 maggio scorso il dott. Mario Marotta (Direttore Attività Produttive e Rifiuti).

Ed è proprio alla presenza della Santini che, si legge nelle carte, sono stati discussi i programmi futuri della società e la determinazione del contributo annuale dei soci, stabilendo che la Regione stanziava 600.696 euro, la Camera di Commercio (che ha il 50% di quote di Alta Roma) 1.799.820 euro, il Comune di Roma 603.936 euro e la Provincia 235.584 euro. Mentre dagli sponsor sono arrivati quasi 670mila, un importo triplicato in due anni.

Un boccata d’ossigeno, questa che arriva dai privati, visto che AltaRoma, al 31 dicembre scorso, avanzava crediti per un importo pari a 2.275.000 euro, di cui 1 milione dalla Regione e 1,2 milioni dal Campidoglio, chiudendo il bilancio 2010 con una perdita di 130.630 euro.

Ma dalla Pisana, gli assessori Santini e Di Paolo ribadiscono comunque di “non essere mai stati messi in condizione di partecipare alle scelte strategiche della società” e di “aver versato tutti i contributi dovuti negli anni passati”.

Parole che non smorzano la bufera che si è abbattuta sulla moda romana e che, fino alla nomina del sostituto di Di Castro, vedrà Alta Roma con un solo vicepresidente: Valeria Mangani, donna da sempre vicina al sindaco di Roma Gianni Alemanno (il marito, Adolfo Panfili, ne è stato a lungo il medico di fiducia).

Intanto le migliaia di aziende artigianali e piccole imprese impegnate da mesi all’organizzazione della 4 giorni di passerelle potrebbero risentire dell’onda d’urto di questo danno all’immagine subito da Alta Roma. La proprietaria di una sartoria spiega a ilfattoquotidiano.it: “Abbiamo richiesto prestiti onerosi per svolgere al meglio il lavoro di questa settimana, non vorremmo ora ritrovarci con pagamenti dilatati nel tempo, a causa del taglio dei fondi, che – continua – ci metterebbero a terra” e aggiunge “agli artigiani come noi che lavorano anche 14 ore al giorno, non ce ne frega nulla della guerra di poltrone”.

di Patrizia De Rubertis