Milos Saljic, legale dell'ex generale Ratko Mladic, estradato martedì al Tribunale penale internazionale dell'Aja

Ratko Mladic è malato di cancro. Questa la versione del suo avvocato difensore, Milos Saljic, che aveva già giocato la carta della malattia del ‘boia di Srebrenica’ davanti ai giudici di Belgrado per evitare la sua estradizione al Tribunale penale internazionale dell’Aja (Tpi), avvenuta invece martedì. Secondo quanto racconta il legale, l’ex capo militare dei serbi di Bosnia – arrestato il 26 maggio scorso dopo 15 anni di latitanza – ha una grave forma di cancro al sistema linfatico, è stato sottoposto nel 2009 è stato operato in un ospedale di Belgrado e poi sottoposto a chemioterapia. A dimostrazione della sua versione, ha notato Saljic, vi è il fatto che Mladic ha perso i capelli e ha la pelle arrossata.

Alcuni servizi segreti stranieri, prosegue Saljic sapevano che l’ideatore dell’assedio di Sarajevo è malato e che si curava a Belgrado. “Allora si parlava di come risolvere la questione di Mladic – dichiara il legale -, ma quando si concluse la prima fase della chemioterapia, sfuggì ai controlli dei servizi e scomparve”. Tutti i principali e più importanti ospedali di Belgrado hanno subito smentito la possibilità di aver avuto tra i propri pazienti l’ex militare, condannato dal Tpi per genocidio e crimini contro l’umanità. Una linea difensiva che si fonda su un certificato medico falso, secondo il viceprocuratore serbo per i crimini di guerra, Bruno Vekaric. Saljic non può contare nemmeno sui medici del Tribunale dell’Aja che, dopo aver visitato il suo assistito, hanno concluso che l’ex capo serbo-bosniaco può essere processato, non avendo riscontrato alcun “problema urgente” nelle sue condizioni.

Mladic sarà così portato davanti ai giudici del Tpi venerdì mattina alle 10.00. Da quando è stato estradato, ha trascorso le sue notti in una cella del centro penitenziario di Scheveninghen, dove sono sotto custodia suoi amici fraterni. Come il sodale Radovan Karadzic, l’ideologo dell’operazione di pulizia etnica contro i musulmani di Bosnia. Detenuti nello stessa struttura sono però anche nemici di Mladic, come il generale croato Ante Gotovina, accusato di avere ordito una pulizia etnica contro i serbi.

“Perdonatemi. Proteggete la famiglia, i nipotini, e mantenete per me il posto accanto alla tomba di Ana”, la figlia morta suicida nel 1994. Così Mladic si era congedato dalla famiglia, al momento di lasciare Belgrado. E’ convinto che non riuscirà più a tornare vivo nel proprio Paese, l’ex generale. Una lucidità che ha spinto il cancelliere del Tpi, John Hocking, a non disporre per lui misure di sorveglianza anti-suicidio. Secondo Hocking, il ‘boia di Srebrenica’ è “molto cooperativo, comunicativo e attento”. E mentre i procuratori del Tpi ringraziano la Serbia per la cattura di Mladic, il capo del consiglio di cooperazione con l’Aja, Rasim Ljajic, rende noto che la caccia al super-latitante è costata allo stato serbo 80 milioni di euro in otto anni, cioè dal 2003, quando l’ex generale è definitivamente scomparso, entrando in clandestinità.