Caorso si mobilita contro il nucleare, oltre duemila persone per la catena umana tra la centrale ed il centro cittadino. In provincia di Piacenza il tema dell’atomo è ancora di piena attualità con una centrale nucleare, Arturo reattore di Caorso, in pieno decommissioning e la possibilità mai smentita di poter vedere realizzare ancora una volta in territorio piacentino una nuova centrale.

Ma i piacentini, questo è certo, non ci stanno e per la seconda volta in un mese sono scesi in piazza e hanno invaso pacificamente il piccolo borgo di Caorso, lembo silenzioso tra Emilia e Lombardia, per opporsi al ritorno al nucleare nell’area simbolo di quello che negli anni Settanta doveva aspirare a diventare il reattore più potente d’Europa.

Duemila persone in piazza, quindi, che hanno creato una fiumana di collegamento per due chilometri e mezzo tra la centrale e la piazza del Comune sotto la regia del coordinamento anti nucleare e Legambiente, ma anche molti partiti: dal Pd all’Italia dei valori sino al Sel e gli assessori regionali Sabrina Freda, Paola Gazzolo e Giancarlo Muzzarelli.

Ma, anche se Piacenza non dovesse essere inserita nel piano del Governo per la realizzazione di nuove centrali nucleari, a che punto è il decommissioning, ovvero lo smantellamento dell’impianto di Caorso?

A quanto pare in pochi lo sanno, questo perché sono già due anni che non viene convocato il Tavolo della Trasparenza, organo che si riunisce a chiamata della Provincia di Piacenza proprio a Caorso e che vede come interlocutori la Regione, i sindacati, il Comune che ospita Arturo e la Sogin, la controllata del ministero delle Finanze che si occupa della gestione gli impianti nucleari.

Ma da quando l’amministrazione provinciale ha cambiato colore (dopo cinquant’anni di centrosinistra, nel 2009 in viale Garibaldi siede il centrodestra) il Tavolo della Trasparenza non si è più convocato nonostante le passate giunte – dall’inizio dei lavori di smantellamento nel 2002 – adottavano la buona prassi di far sedere attorno al Tavolo della Trasparenza le parti almeno una volta l’anno per avere resoconti dettagliati su quanto stava accadendo all’interno della centrale, con la delicata opera di smantellamento in corso.

Un impegno, quello del decommissioning, che negli anni – tra ritardi e inchieste – ha avuto anche tinte fosche e ombre di infiltrazioni mafiose.

Recentemente, infatti, alcuni tir della società Eco. Ge. sono stati fotografati all’interno della Sogin di Caorso, la società che si occupa del decommissioning della centrale nucleare. Ma di cosa si occupa la Eco. Ge.?

Secondo una relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (2° vol.- 2° semestre 2002) l’imprenditore titolare della Eco.Ge, Gino Mamone, sarebbe finito più volte nel mirino degli inquirenti principalmente per reati ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti; di recente anche la Guardia di Finanza, nelle sue indagini sui Mamone del 2007- 2008, avrebbe ribadito come Gino Mamone sia stato segnalato per i suoi legami con la cosca della ‘ndrangheta calabrese dei Mammoliti e come dalle telefonate intercettate emergano i rapporti con Vincenzo Stefanelli, esponente della criminalità organizzata di stampo mafioso, titolare di un’impresa edile.

Il nucleare da fare o da smantellare, insomma, non fa di certo dormire sonni tranquilli.