Non bastava il crollo di Milano e il gelo tra Pdl e Lega, con Umberto Bossi che decide di parlare a due giorni dalla batosta elettorale con toni non proprio distensivi: “Di certo non ci faremo trascinare a fondo e comunque non perderemo al ballottaggio”. E che dopo il “gelido silenzio” elettorale, incontrerà il Cavaliere domani dopo il Consiglio dei ministri. Non bastava nemmeno la giornata nera della maggioranza alla Camera, che nel giorno della ripresa dei lavori è stata battuta 5 volte. A complicare, e di molto, le cose per il governo è arrivata, nel pomeriggio, la notizia della scissione del gruppo dei cosiddetti “Responsabili”, che dal 14 dicembre a oggi sono stati la vera stampella dell’esecutivo. La nuova formazione politica è stata premiata pochi giorni fa dal premier con un’infornata di sottosegretari. Ma questo non è stato sufficiente perché la compagine di Sardelli, Moffa e Scilipoti restasse unita e fedele alla maggioranza.

”La fase di emergenza che si è aperta il 14 dicembre possiamo considerarla conclusa. Ora vogliamo tornare al nostro progetto di creare una Lega per il sud’’, ha affermato Elio Belcastro conversando con i cronisti alla Camera. Automatico l’annuncio: il progetto è di dar vita a un quarto gruppo della maggioranza. “Per il momento – aggiunge Belcastro – siamo 16-17 parlamentari, ma in tempi rapidissimi contiamo di arrivare a 20. L’intenzione è quella di creare dei gruppi parlamentari tra Camera e Senato che sostengano sempre il governo, ma che siano diversi dal gruppo dei Responsabili. E siamo in contatto anche con due deputati del Pd”. L’intenzione di rendersi indispensabili al premier si traduce quindi in un nuovo gruppo che di dichiarerà “decisivo” e chiederà, gioco forza, di essere ricompensato con qualche poltrona. Un meccanismo denunciato dal fondatore dei Responsabili Silvano Moffa, che accusa Belcastro di “alzare il prezzo con Berlusconi”.

Solo una questione di posti e richieste da avanzare al Cavaliere? Tutt’altro, a sentir loro. “Per creare il gruppo dei Responsabili – sottolinea Belcastro – abbiamo rovinato la nostra immagine. Ora è giunto il momento di tornare ad occuparci del Sud che continua a non ricevere risposte dai partiti tradizionali”. Il caso-Responsabili nasce dalle numerose assenze di questa mattina, che hanno contribuito a mandare sotto il governo. Ma Moffa getta acqua sul fuoco: ”Ogni volta si butta la croce addosso ai Responsabili. Voglio ribadirlo: le assenze di oggi non hanno alcuna valenza di natura politica”. Moffa, scagiona politicamente i Responsabili dall’accusa di non aver sostenuto l’esecutivo nelle cinque votazioni nelle quali è stato battuto a Montecitorio.

Intanto, dopo la lite a distanza tra Moffa e Belcastro, il Transatlantico della Camera diventa teatro di un altro litigio che coinvolge un deputato dei Responsabili: Mario Pepe. “Sei il solito mollusco!”, gli ha gridato la deputata Pdl Maria Teresa Armosino. La deputata Pdl ce l’aveva con Pepe perché ha convinto Roberto Marmo (il parlamentare della maggioranza entrato oggi alla Camera, ndr) ad aderire al gruppo dei Responsabili invece che in quello del Pdl”.

La giornata a Montecitorio, insomma, è stata tutt’altro che tranquilla. Anche perché le votazioni sono andate malissimo per la maggioranza: Il governo è stato battuto cinque volte: prima su un testo presentato da Fli, poi su mozioni Pd e Idv. E ancora, su una parte di una mozione del Pdl su cui c’era invece il parere favorevole dell’esecutivo: in quest’ultima votazione i sì sono stati 255, i no 268.

Fatali sono state le assenze a Montecitorio non solo dei Responsabili, ma anche di deputati del Pdl e dei membri del governo (c’erano solo una decina tra ministri e sottosegretari). In tutti i casi l’opposizione è stata compatta al voto.  Immediato il commento del leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro: “Oggi abbiamo avuto la prova provata che questa maggioranza non c’è più, è sfaldata. Dopo la clamorosa sconfitta delle amministrative, in aula il governo è andato sotto più volte. E’ la dimostrazione che questo esecutivo non ha né i numeri in Parlamento, né il consenso nel Paese. E’ il momento di voltare pagina e dare la parola ai cittadini”.

Altri segnali di instabilità della maggioranza sono arrivati dalla riunione dei capigruppo. La legge sul biotestamento è stata rinviata “a data da destinarsi”. Lo ha riferito il presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini. Nei prossimi giorni la Camera si occuperà invece di alcuni disegni di legge di ratifica di trattati internazionali. La settimana seguente sarà dedicata all’esame del decreto omnibus. E a slittare è anche il dibattito in Parlamento sulla maggioranza di governo chiesto da Giorgio Napolitano dopo la nomina dei nuovi sottosegretari. Se ne parlerà dopo i ballottaggi. I due principali alleati, Bossi e Berlusconi restano in silenzio e tutto si ferma. Solo dopo il 30 maggio si saprà se in Parlamento esiste ancora una maggioranza.