I contatti tra il boss Luciano Lo Giudice e i due magistrati, Vincenzo Mollace e Alberto Cisterna, sono segnalati nell’ordinanza d’arresto, avvenuta un mese fa, che indica, nella cosca omonima, l’autrice della stagione del terrore avviata a Reggio Calabria nel gennaio 2010.

Dopo l’arresto di Luciano Lo Giudice, secondo la ricostruzione dell’accusa, la cosca pretendeva un “interessamento”, proprio da Cisterna e Mollace, che però non arrivò mai: organizzò così tre attentati tra gennaio e agosto 2010. A rivelare la strategia, ai pm di Catanzaro, è il boss pentito della ‘ndrangheta, Nino Lo Giudice. La prima bomba esplode il 3 gennaio 2010, contro la sede della Procura Generale di Reggio Calabria, diretta da Salvatore Di Landro. La seconda intimidazione arriva il 26 agosto, con l’ordigno lasciato all’ingresso dell’abitazione di Di Landro, mentre il 5 ottobre la cosca colloca un bazooka davanti agli uffici del Dda, diretta dal Procuratore Giuseppe Pignatone.

Il procuratore di Catanzaro, il giorno degli arresti, ribadì che nessun atto illecito era stato commesso dai due magistrati che, al contrario, avevano “chiuso le porte” alla cosca.