Un diritto di superficie della durata di 90 anni. È la novità del decreto sviluppo approvato oggi e annunciato dal ministro dell’economia Giulio Tremonti che rassicura: le spiagge rimarranno pubbliche.

Un provvedimento che ottiene anche il benestare delle associazioni di categoria, ma non ha evitato di scaldare gli animi degli ambientalisti che parlano di svendita dei litorali italiani e di privatizzazione del patrimonio costiero.

La partita sulle concessioni demaniali era ferma a palazzo Madama da qualche tempo e aveva visto “scendere in campo” diverse associazioni di categoria, come Confcommercio e Confesercenti che avevano rivendicato di far rimanere le concessioni in capo agli attuali gestori, ridefinendo il demanio marittimo attraverso l’istituzione di un progetto di distretti turistico – balneari.

Oggi, dunque, il provvedimento ministeriale, il quale rende tutto ciò che è terreno su cui insistono insediamenti turistici (come chioschi e stabilimenti balneari) oggetto di diritto di superficie, che durerà novant’anni.

“Un periodo lungo – sono le parole del ministro – tale da dare una prospettiva di tempo sufficiente per fare investimenti e creare lavoro”.

“Un regalo ai mafiosi, abusivi e speculatori” è tuttavia il commento di Legambiente che parla di un paese devastato dal cemento, in mano alla criminalità e agli speculatori con l’avallo del governo.

Ma al sindacato dei balneari della Confesercenti il plauso è palese, ritenendo la posizione di Tremonti “una positiva novità che registriamo con grande interesse”.

Secondo i Verdi, invece, che battezzano la decisione governativa come “Spiaggiopoli”, quello contenuto nel decreto sviluppo è un tentativo di “bypassare la direttiva europea Bolkenstein, la quale prevede gare per l’assegnazione delle concessioni”.

La stessa direttiva Bolkestein che aveva agitato gli animi degli operatori romagnoli, visto che nei confronti dell’Italia era stata avviata dalla Commissione europea una procedura di infrazione, per la violazione della norma comunitaria in materia di concessione dei servizi. Gli operatori balneari, infatti, chiedevano la proroga oltre il 2015 della direttiva. Una deroga necessaria per salvaguardare gli imprenditori balneari e i loro investimenti, per poi (dopo il 2015) mettere nuovamente al bando le concessioni.