Avrebbe dovuto essere sentito questa mattina come testimone in un processo che, tra imputati e parte lesa, vede medici in vista a Bologna. Ma Fabio Roversi Monaco, ex rettore dell’università di Bologna e oggi presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, ha presentato un certificato che attestava un’indisponibilità a presenziare di fronte alla corte presieduta da Grazia Nart. Se ne riparlerà dunque alla prossima udienza, fissata per il 29 giugno, quando riprenderà il processo.

Sul banco degli imputati sedevano Renato Meduri, dirigente ora in pensione del dipartimento di oftalmologia del policlinico Sant’Orsola e della scuola di specializzazione in oculistica, e sua moglie, Lucia Scorolli, direttore di una unità operativa non universitaria dello stesso ospedale. Per loro l’accusa è di essere i mandanti delle minacce contro Emilio Campos, già direttore della prima clinica di oculistica del Sant’Orsola e docente ordinario dal 1994.

Testimone sentito questa mattina è stato poi l’ex dirigente della Digos di Bologna, Vincenzo Ciarambino, oggi in servizio a Varese. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Laura Sola, gli ha chiesto del materiale trovato durante la perquisizione di una Jaguar in uso agli imputati. Al suo interno, infatti, gli agenti trovarono biglietti, tessere e altro materiale di matrice massonica.

Al di là della conferma del rinvenimento, non si è però potuto procedere con ulteriori spiegazioni perché la corte ha imposto di passare ad altro argomento perché non pertinente al processo. “Una decisione condivisibile”, è stato il commento di Sola fuori dall’aula. “Tema dell’accusa non è infatti l’affiliazione massonica o meno degli imputati, ma le minacce che sarebbero state formulate”.

La vicenda: da storici dissidi al “te la farò pagare”. L’udienza di questa mattina rientra in un processo frutto di un’indagine condotta dal sostituto procuratore di Bologna Enrico Cieri. Partita nel 2007, aveva avuto grande eco in città per la fama dei personaggi che chiamava in causa a vario titolo, forse trascesi nella ormai storica diatriba tra i due direttori di oculistica, Meduri e Campos. Una diatriba che sarebbe esplosa quando la moglie di Meduri decise di partecipare a un concorso per diventare docente universitaria.

Secondo le ipotesi formulare dall’accusa, Meduri avrebbe sospettato un intervento di Campos per impedire la vittoria della moglie, che comunque presentava un curriculum adatto: a proprio vantaggio poteva vantare una notevole esperienza negli interventi di cataratta e aveva al suo attivo più di trecento pubblicazioni. Ma le credenziali della dottoressa non sono state sufficienti ad aggiudicarsi il concorso e a quel punto tra i due medici sarebbero volate parole grosse e anche le prime intimidazioni. Tra queste la frase “te la farò pagare”, attribuita a Meduri nei confronti di campo Campos.

I proiettili recapitati ai parenti. In un crescendo di tensione, si sarebbe poi andati oltre, arrivando a minacce vere e proprie e a incursioni nello studio del medico “vittima”. Infine ci sarebbero stati gli episodi dei proiettili recapitati alla madre e ad altri suoi congiunti. Queste pressioni, ha sostenuto ancora l’accusa reggendo il vaglio del rinvio a giudizio, sarebbero stati commissionati a presunti esecutori, poi finiti anche loro a processo.

Nel frattempo Campos, a cui venne affidata una scorta, presentò un esposto da cui presero avviò le investigazioni affidare alla Digos. Una diffida era stata inviata a Meduri, che si difeso respingendo tutti gli addebiti e puntando il dito verso un sistema a suo dire iniquo per l’accesso alle carriere sanitarie. A lui (e poi anche alla moglie, per quanto poi si sia presentata a un concorso che non vinse al policlinico) venne vietato di frequentare il Sant’Orsola e i posti in cui sapeva di poter incontrare Campos.

Il ritrovamento del materiale massonico. Oltre a un quadro già pesante, le indagini avevano evidenziato anche potenziali controversie massoniche. Da un lato, infatti, si era adombrata un’appartenenza al Gran Oriente d’Italia e dall’altro alla Gran Loggia d’Italia. Inoltre, da una perquisizione (quella oggetto questa mattina di una domanda dell’accusa), era saltato fuori materiale di matrice massonica mentre da alcune telefonate sarebbero emerse appoggi per la futura affiliazione di medici di recente nomina.