Solo una settimana fa, il capo di Stato maggiore statunitense Mike Mullen, accusava pubblicamente i servizi segreti pachistani di sostenere le attività dei talebani. Oggi il segretario di Stato Hillary Clinton ha detto che la collaborazione con il Pakistan ha aiutato a condurre gli Usa al nascondiglio dove il leader di Al Qaeda si nascondeva. Ma solo poche ore dopo è stata smentita da John Brennan, capo dell’antiterrorismo della Casa Bianca che, in una conferenza stampa, ha spiegato come le autorità di Islamabad fossero state tenuto all’oscuro del blitz americano.

Insomma, quello che si sta delineando sull’asse Washington-Islamabad è un vero e proprio intrigo internazionale. Soprattutto alla luce che i rapporti fra le due diplomazie, dopo l’inizio della guerra in Afghanistan, sono stati a dir poco altalenanti.

Solo il 23 aprile, durante un’intervista alla televisione pakistana, il capo delle forze armate americane accusava l’Inter-services intelligence, i servizi segreti di Islamabad, di essere in rapporti con i terroristi. In particolare con la Rete Haqqani, un network di guerriglieri che in Afghanistan organizza attentati contro le truppe che combattono i talebani. Secondo l’ammiraglio, ci sarebbero anche dei legami, definiti in crescita, fra la Rete e gli altri gruppi del terrore che operano in Pakistan e Afghanistan. Compresa Al Qaeda.

Parole pesanti che suscitarono subito l’indignazione delle autorità pakistane, con Ashfaq Parvez Kayani, capo delle forze armate di Islamabad, che aveva condannato “fermamente la propaganda negativa sul fatto che il Pakistan non stia facendo abbastanza nella lotta contro il terrorismo”.

Questo è solo uno degli ultimi capitoli della tormentata storia delle relazioni fra Washington e Islamabad. Da una parte l’America sostiene che i servizi pakistani siano in rapporti con la rete Haqqani, dall’altra Islamabad accusa le forze statunitensi di continuare, senza il loro permesso, la loro politica di attacchi aerei compiuti con i droni (aerei senza pilota) anche in territorio pakistano.

Del resto, che i rapporti tra i servizi segreti pakistani e americani siano tesissimi lo dimostra quanto accaduto in gennaio, quando, in pieno centro a Lahore, un agente della Cia sotto copertura fu arrestato per avere sparato a due persone in motocicletta poi risultate collegate dell’ISI.

Oggi, durante la conferenza stampa del responsabile dell’antiterrorismo americano, è andato in scena un altro capitolo di questa storia. Brenner, smentendo il segretario di Stato sulla “collaborazione” offerta da Islamabad nel blitz, ha detto che “è impensabile che bin Laden non avesse appoggi in Pakistan”. Difficile dargli torto date le dimensioni del suo nascondiglio: un compound che si trova all’interno di una vera e propria cittadella militare situata per giunta solo a pochi chilometri dalla Capitale. Come riportano fonti statunitensi, la magione è abitata anche da alti generali in pensione delle forze pakistane. “Stiamo valutando tutte le possibilità”, ha detto ancora risposto Brennan alla domanda se sia possibile che il governo pachistano fosse effettivamente ignaro di tutto. Insomma il nascondiglio del leader di al Qaeda genera più di un sospetto nelle autorità americane sul coinvolgimento di Islamabad. Abbiamo parlato con i pachistani – ha poi aggiunto Brennan – ma loro sono apparsi sorpresi quanto siamo stati sorpresi noi quando abbiamo scoperto dove si nascondeva”

Rimangono un mistero le dichiarazioni della Clinton sul fantomatico aiuto pachistano nel trovare il covo di bin Laden. Anche per questo fonti locali, interpellate dal fattoquotidiano.it, sostengono che in realtà, messi alle strette, i dirigenti dell’ISI si siano decisi a “vendersi” il capo di al Qaeda dopo averlo protetto per anni.