Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito

Chi parla oggi di “voluttà della calunnia”, a proposito di Massimo Ciancimino, farebbe bene a ricordare la storia delle “rivelazioni agghiaccianti”. Chi, come Giuliano Ferrara, invoca contro i magistrati di Palermo l’articolo 289 del codice penale (cospirazione contro organi dello Stato), dovrebbe ripensare a una vicenda avvenuta nel 1996, in cui la calunnia ci fu, ma seminata da “Ciancimini” in erba al lavoro per sostenere Silvio Berlusconi.

È il 23 novembre 1996 quando il fondatore di Forza Italia, allora messo sotto inchiesta da parte dei magistrati di Mani pulite, lancia un’oscura allusione: “Sono venuto a conoscenza di notizie agghiaccianti riguardanti il prima e il dopo della decisione della Lega” (cioè il presunto ribaltone di fine 1994). Due giorni dopo, Berlusconi torna sull’argomento: “Sarà una verità traumatica per tutti gli italiani, e anche per la democrazia”. E il 29 novembre: “Ho notizie gravi che getteranno una luce chiara sugli intendimenti e i comportamenti di certe procure”.

Che cosa sapeva, Berlusconi? Sapeva che due mesi prima, il 16 settembre, un maresciallo dei carabinieri, Giovanni Strazzeri, si era presentato ai magistrati di Brescia e aveva raccontato di aver assistito alla preparazione di un grande complotto: i magistrati di Mani pulite avevano ideato un piano per rovesciare Berlusconi e il suo governo. “Vedi, Strazzeri, abbiamo fatto fuori Dc e Psi, adesso dobbiamo far fuori Berlusconi”: così, secondo il maresciallo, parlava Di Pietro. E poi, via con le accuse: irregolarità nelle indagini, fughe di notizie pilotate, perfino avances sessuali di Di Pietro a giornaliste. Fino alla grande rivelazione: “Nel novembre 1994”, racconta Strazzeri, “Di Pietro mi chiese di procurargli un pass per Palazzo Chigi dove avrei dovuto scrivere ‘Avvocato Massimo Maria Berruti per il presidente Berlusconi’. La cosa mi puzzava e dopo due giorni gli dissi che non ero in grado di esaudire la sua richiesta. Lui si alterò e mi disse: ‘Non siete buoni a fare un cazzo, devo fare tutto io’”.

Il pass di Berruti, poi trovato in un’agenda dal magistrato Gherardo Colombo, era la “prova regina” del processo sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, quello che, secondo la versione di Berlusconi, gli era costato a fine 1994 la poltrona di presidente del Consiglio. Quella “prova regina”, rivela Strazzeri, era falsa. Il 23 ottobre 1996 si presenta alla Procura di Brescia un collega di Strazzeri, il brigadiere Felice Maria Corticchia, che conferma il complotto e aggiunge nuovi particolari. Dei congiurati per eliminare Berlusconi per via giudiziaria avrebbe fatto parte anche Luciano Violante, allora presidente della Camera. Intanto il settimanale “Panorama” diffonde un libretto firmato da Giancarlo Lehner, dal titolo “Attentato al governo Berlusconi. Articolo 289 codice penale”, che intende dimostrare l’esistenza di “un piano organico, un progetto strategico con finalità politiche”. Il golpe bianco di Di Pietro, insomma, il complotto di Mani pulite.

Peccato che le “rivelazioni agghiaccianti” si rivelino presto soltanto agghiaccianti bufale. E non solo perché Lehner viene subissato di condanne per diffamazione. Dopo indagini accurate, i giudici di Brescia ordinano, il 31 gennaio 1997, l’arresto di Strazzeri e Corticchia. Le loro accuse sono false, calunnie senza fondamento. Lubrificate da aiuti e aiutini. Corticchia, per esempio, era in rapporti con Emilio Fede, che gli aveva promesso una mano per diventare sceneggiatore tv. E, lasciata l’Arma, racconta agli ex colleghi di essere diventato ricco, tanto da potersi permettere un appartamento a Brera, affittato per 2 milioni e 200 mila lire al mese. I due volonterosi funzionari della macchina del fango saranno condannati. Oggi sono dimenticati da quelli che, ribaltando i rapporti, accusano i magistrati di Palermo di aver voluto fare, attraverso Ciancimino jr, quello che Strazzeri e Corticchia hanno fatto davvero.

Da Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2011