Il popolo dei precari della scuola sta svegliandosi dal torpore della speranza che prima o poi passi il treno dell’assunzione e ricorre al tribunale per rivendicare i propri diritti. Arriva da Modena la sferzata. Diciassette precari della scuola, infatti, hanno deciso di presentare ricorso al Tribunale di Modena (sezione lavoro) citando in Tribunale personalmente il ministro della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, alla quale chiedono ben mezzo milione di euro. Motivazione del ricorso, presentato la scorsa settimana, è la violazione del principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 70/99, che recepisce l’accordo quadro sulla prevenzione degli abusi dei contratti a termine; direttiva recepita anche in Italia nel 2001 con il decreto legislativo 368/2001 e (in particolare nel lavoro pubblico) il decreto 165.

Nel pubblico impiego, difatti, per decenni si è ritenuto “normale” che ogni anno i docenti fossero convocati, assunti il 1° settembre e poi licenziati il 30 giugno o (nella migliore delle ipotesi) il 31 agosto.

Gli stessi decreti di recepimento della direttiva europea tuttavia prevedono come compensazione per un eventuale massiva reiterazione dei contratti a termine, il risarcimento dei danni. I diciassette precari modenesi, dunque, si sono rivolti all’avvocato bolognese Mariagrazia Pinardi, dopo aver quantificato con un perito l’ammontare del proprio danno. La rivendicazione arriva, inoltre, dopo che già altri tribunali, come Livorno, Genova, Orvieto e Siena, hanno emesso sentenze a favore dei precari che avevano già intrapreso la strada legale.

Ma questo è solo uno dei tre diritti che è possibile reclamare. Accanto al risarcimento del danno, infatti, è quello della ricostruzione della carriera e dell’aumento degli scatti di anzianità. Solo i docenti di ruolo, difatti, vedono aumentarsi lo stipendio nel corso degli anni, i precari invece (anche dopo venti anni) percepiscono lo stipendio di prima nomina: 1200 euro circa a fronte dei 1700 euro dei docenti di ruolo a parità di anni. E su questo punto la beffa è ancora maggiore, perché sembra consumarsi una discriminazione nella discriminazione, avendo i docenti precari di religione il diritto allo scatto di anzianità che invece viene negato agli statali.

Terzo diritto, pur se più complicato da ottenere (a giudicare dalla giurisprudenza passata), è la stabilizzazione, con contratto a tempo indeterminato.

Di questo e tanto altro parla il libro di un docente precario da 23 anni (nonostante due concorsi pubblici superati), il modenese Vincenzo Brancatisano, dal titolo “Una vita da supplente. Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana” (Nuovi Mondi) pubblicato ad aprile dello scorso anno e che l’autore presenterà questa sera, alle 18, presso la libreria Feltrinelli di Via Cesare Battisti, a Modena.

Nelle 350 pagine Brancatisano mette nero su bianco i risultati di un’inchiesta durata cinque anni, partita proprio dalla disamina della legislazione europea e italiana, offrendo ai colleghi docenti un vero e proprio manuale di autodifesa dall’insidia dello sfruttamento.

“Nel mio libro – afferma Brancatisano – dimostro lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana e l’illegittimità dell’assunzione di oltre 200mila precari annuali a livello nazionale che, assunti il 1° settembre, vengono puntualmente licenziati il 30 giugno o il 31 agosto. Ulteriore discriminazione tra precari questa. Mentre i primi percepiscono lo stipendio estivo, infatti, i secondi no”.

Poco confortanti anche i numeri regionali che vedono la presenza di ben 11.119 precari (tra annuali e quelli a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche), di cui 2.127 modenesi; numeri ai quali si aggiungono le centinaia di migliaia di temporanei, ovvero i cosiddetti “tappa buchi” per supplenze brevi.