Prima in Emilia Romagna per le rette dei nido e per il costo delle mense scolastiche. L’indagine pubblica da Il Sole 24 ore non lascia spazio a dubbi e smentisce, numeri alla mano, la timida razione della giunta Vignali. Nel primo caso il capoluogo ducale è preceduto in Italia solo da Livorno, Pesaro e Trento: il pro capite sostenuto dagli utenti fa registrare 466,80 euro con Bologna, prima realtà regionale staccata al 13esimo posto e un incasso complessivo che nel 2010 ha fatto registrare la bellezza di 3.160.387 euro.

Analogo il piazzamento che si registra parlando di pasti: Parma è saldamente al comando in regione, forte del suo pro capite di ben 256,80 euro che hanno portato in dote l’anno scorso oltre 6 milioni: solo Pavia, Pistoia e la solita Livorno riescono a fa meglio (o peggio, visto che si tratta di costi a carico dell’utenza) con Modena, la prima tra le emiliane, che rincorre addirittura in 14esima piazza.

La reazione dell’Amministrazione è stata quella di smentire il quotidiano economico ma soprattutto le cifre: i 466,80 euro diventano 221 parlando di nidi e addirittura 204 considerando i servizi per la fascia 0-3 anni mentre i 256,80 vengono ridimensionati a soli 129 (Iva al 4% già inclusa). Guerra di cifre, insomma, e non si tratta della prima volta: il più autorevole giornale economico del Paese e il Comune di Parma si erano già trovati in disaccordo alcuni mesi fa quando per primo “Il Sole” parlò del “buco” in bilancio e del rischio dissesto economico.

Una situazione, tornando alla notizia degli asili, che in città si inserisce in un quadro più ampio e che tocca l’intero comparto degli educativi: dopo Parma Infanzia spa, società costituita nel 2003 da Comune e Proges, cooperativa sociale molto attiva nel settore, ha infatti visto la luce di recente anche “Parma Zero Sei”, ultima nata di 30 e più società a capitale misto, le cosiddette partecipate.

Nata da poco ma già al centro della cronache: respinto dal tribunale il ricorso di Cgil, Cisl e Uil sulla condotta antisindacale tenuta dal Comune che lamentavano la scarsa informazione sulla costituzione della società, resta la protesta, davvero clamorosa, storia di qualche giorno fa, messa in scena da genitori e docenti (precari) che in Consiglio comunale avevano dato sfogo al loro dissenso. Puntando il dito contro chi, “investendo sul mattone e non sul futuro”, così recitava uno degli slogan scanditi, si è lanciato nell’ennesima operazione di finanza creativa – le partecipate possono indebitarsi a differenza del Comune per il loro particolare regime di fiscalità – anziché regolarizzare la posizione contrattuale degli educatori.

Che gli aumenti che hanno portato in testa Parma in questa particolare classifica siano legati o meno a quest’operazione è tutto da dimostrare. Resta il fatto che tempi e modi paiono stranamente coincidere, che le partecipate del settore educativo ora sono addirittura due – ed è un fatto – ma soprattutto che i numeri che “Il Sole” ha reso noti, anche se parzialmente alleggeriti dall’applicazione del cosiddetto “Quoziente Parma” (che in ogni caso interessa solo le fasce particolarmente a rischio e quindi maggiormente esposte) lo dicono a chiare lettere: ormai, mandare un figlio al nido o far mangiare alla mensa il proprio bambino, a Parma rischia di diventare un lusso riservato a pochi. (fr.ni.)