Era il 1990. Giovanni Paolo II, in visita a Ferrara, benedisse la prima pietra. Volendo scomodare richiami evangelici, da quella pietra non si è ancora edificato la struttura. Sono passati più di vent’anni, investiti oltre 500 milioni di euro, sono in corso cause civili per 130 milioni, la procura ha aperto un’inchiesta sui materiali utilizzati, ma dell’ospedale di Cona non si vede ancora la fine.

Sul nuovo nosocomio, che nel progetto delle amministrazioni locali che si sono succedute in questi quattro lustri dovrebbe rappresentare la punta di diamante della sanità regionale, si sono spesi diversi sindaci e dirigenti di aziende sanitarie, promettendo a più riprese l’atteso taglio del nastro. L’ultimo pronostico in ordine di tempo vede l’apertura entro il 2011. In attesa di quella data, o di una ennesima proroga, la lista Progetto per Ferrara – che si richiama al Movimento 5 Stelle – lancia un referendum autogestito.

I ferraresi saranno chiamati il 16 e 17 aprile a pronunciarsi sul mantenimento in città di ospedale e pronto soccorso. Perché Cona, oltre ad essere l’ospedale delle calende greche, dista circa 9 km dal centro. E, secondo un’indagine interna svolta dall’azienda ospedaliera – e venuta alla luce solo grazie al consigliere comunale Valentino Tavolazzi di Progetto per Ferrara – lo spostamento penalizzerà circa 80mila residenti su una popolazione ferrare sere di 135mila.“Non siamo contrari al polo di Cona – sostiene Tavolazzi –, anzi chiediamo che finalmente venga aperto, con parcheggi gratuiti e ritorno a casa senza costi per chi vi accede in ambulanza in codice bianco o verde. Ma chiudere il S. Anna e il pronto soccorso significa ferire nuovamente la città. Vogliamo consultare la popolazione mai sentita in vent’anni e indurre la classe politica a prendere in considerazione il nostro piano B”. Ossia la proposta, bocciata a giugno in consiglio, di mantenere in città un piccolo ospedale d’eccellenza (150 posti letto circa) concentrato sui bisogni della popolazione anziana, con annesso pronto soccorso. Sconfiggendo anche i timori di una speculazione edilizia per l’area di corso Giovecca dove sorge il vecchio ospedale:  “Lì vogliono costruire villette,  negozi e una clinica privata, con il risultato di sottrarre alla città lo spazio destinato da un secolo ai servizi ospedalieri per creare un mercato privato della sanità”.

Un precedente favorevole a questa consultazione “propositiva, autogestita e autofinanziata” già c’è. Era il 2007 e le varie anime del movimento ferrarese raccolsero oltre 11mila firme contro la triplicazione dell’inceneritore e la costruzione della turbogas. Per la cronaca, inceneritore e turbogas si fecero comunque.

Marco Zavagli