Dopo giorni di polemiche a distanza, l’atteso incontro tra Fiat e governo è alle porte. Domani mattina a Palazzo Chigi il presidente, John Elkann, e l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, risponderanno alle domande del premier, Silvio Berlusconi, sulle prospettive del piano Fabbrica Italia e sull’alleanza con Chrysler.

Si dovrebbe iniziare con un faccia a faccia tra i vertici del Lingotto e il presidente del Consiglio, con un successivo allargamento del tavolo ai ministri dello Sviluppo economico Paolo Romani, del Lavoro Maurizio Sacconi, e dell’Economia Giulio Tremonti. Poi il tavolo sarà aperto anche alle istituzioni locali piemontesi: il presidente della Regione, Roberto Cota, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia, Antonio Saitta.

Il governo chiederà garanzie sull’impegno Fiat nel Paese, anche a fronte del sostegno dato agli accordi di Pomigliano e Mirafiori e all’impegno per una soluzione positiva alla vicenda Termini Imerese, dove la produzione cesserà a fine anno. Da Elkann e Marchionne l’esecutivo si aspetta rassicurazioni sull’italianità della multinazionale, con il mantenimento della sede a Torino e la conferma degli investimenti da 20 miliardi di euro entro il 2014.

“Ciò che mi ripropongo di fare domani e nei prossimi giorni – afferma Cota – è creare le condizioni per gli investimenti nello stabilimento Fiat di Mirafiori: che si facciano il più presto possibile e con la maggiore coesione possibile. Questo è il modo per ancorare ancora di più la Fiat al territorio”. La Cisl non teme per Torino, perché “da 25 anni in Brasile Fiat ha funzioni direttive”, dice il segretario generale, Raffaele Bonanni, che parla di un incontro “ad ore” con Marchionne. Anche lui si aspetta “garanzie che le funzioni più delicate restino a Torino”, ma “quelli che fanno storie – afferma – dovrebbero sapere che da 25 anni in Brasile, a Belo Horizonte, Fiat ha funzioni direttive, un’azienda multinazionale è chiaro che ha delle funzioni direttive ovunque ci sia una sua presenza importante”. Continua a essere scettico il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, per il quale l’incontro “arriva tardi e potrebbe essere soltanto un’iniziativa di propaganda”. Per la Cgil, “un incontro senza sindacati dimostra che c’è poca volontà di fare un vero confronto”, mentre il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, chiede a Marchionne “corrette relazioni sindacali, con una convocazione di tutti i sindacati”.