“In ogni relazione contorta, miserabile e rovinosa ci sono momenti così spiacevoli che offrono ad entrambe le parti l’opportunità di fare un passo indietro e realizzare che è giunto i momento di separarsi”. A scriverlo, nella sua rubrica per il New York Times è il conservatore Ross Douhat che paragona il rapporto fra i mass media e Sarah Palin ad un matrimonio non riuscito. Ed ecco la proposta: una separazione finalizzata a un prolungato silenzio sull’ex governatrice dell’Alaska e leader dell’ala destra dei repubblicani.

Douhat si rivolge ai colleghi giornalisti e suggerisce: “coprite Sarah Palin se volete ma smettetela di comportarvi come se le fosse il politico conservatore più importante in America. Smettetela di fingere che per lei ci sia una strada plausibile per la presidenza nel 2012. (Non c’è) Smettetela di suggerire che lei possa essere un candidato per la nomination repubblicana (Non lo è)”. Il giornalista del NYT si permette di dare un consiglio anche alla stessa Palin: “una volta eri davvero un politico (te lo ricordi?) ma ora stai diventando sempre di più la caricatura che i tuoi nemici hanno provato a fare di te”.

Pochi giorni dopo, dalle colonne del Washington Post, gli fa eco Dana Milbank che dichiara di voler osservare un intero mese di silenzio sull’ex governatrice. “Sebbene sia imbarazzante ammetterlo pubblicamente – scrive Milbank – non posso più nascondere la verità. Ho un problema con Sarah Palin”. Il giornalista chiarisce poi le ragioni che in passato hanno portato i cronisti a scrivere della pasionaria di destra: “Sebbene non fosse più una candidata né avesse un incarico pubblico, noi della stampa ci siamo resi conto che il solo menzionare il suo nome collocava i nostri articoli nell’elenco dei più popolari”. Pur riconoscendo la difficoltà a mantenere la promessa, il giornalista giura solennemente di non nominare più la Palin per tutto il mese di febbraio e invita i colleghi, in maniera bipartisan, a seguire il suo esempio.

Un’iniziativa simile è stata lanciata dal gruppo “Left Action“, un network che raccoglie circa un milione di attivisti e che propone, dal 28 febbraio al 4 marzo, la “settimana per ignorare Sarah Palin”.

Attraverso una petizione, i 25mila firmatari si impegnano a non parlare di Sarah Palin, a cambiare canale se è in TV, a non leggere articoli che la riguardano e a navigare su altre pagine se ci si imbatte in notizie relative alla leader del Tea Party su Internet. “Abbiamo provato a discutere con lei – si legge nella pagina web di Left Action – boicottarla, votarle contro, ma inutilmente perché lei continua a tornare. Come un vampiro o un fungo fastidioso”.

Ignorarla, dunque, sembra essere l’unica soluzione per guarire dalla “Palin-dipendenza” che ormai ha contagiato parti sempre più larghe della società statunitense. Come precisano quelli di Left Action: “auguriamo a Sarah Palin e alla sua famiglia tutto il bene possibile. Semplicemente non la vogliamo come presidente e vogliamo finalmente trascorrere una settimana intera senza prestarle alcuna attenzione”.