Monta l’indignazione contro Silvio Berlusconi, i suoi “bunga bunga”, la misera visione dell’universo femminile che ne traspare. E qualcuno passa dalle parole ai fatti. Un gruppo di donne ha indetto una manifestazione sabato 29 gennaio a Milano, in piazza della Scala a partire dalle 15, con lo slogan: “Un’altra storia italiana è possibile”.

L’idea è di presentarsi con una sciarpa bianca, colore che in Oriente simboleggia il lutto. “Ci saremo con le nostre facce”, recita l’appello diffuso via e-mail, “appuntandoci sulla giacca una fotocopia della nostra carta di identità con su scritto chi siamo: cassaintegrate, commesse, ricercatrici precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la nostra forza, a dispetto di una rappresentazione che non ci corrisponde”.

E’ un’iniziativa dal basso, tra i promotori non compaiono sigle di partito, ma nomi di donne impegnate in politica, nel sindacato, nelle associazioni, nelle professioni. Ci sono per esempio Francesca Zajczyk, Patrizia Gualtieri e Sara Valmaggi del Pd, Chiara Cremonesi di Sel, una nutrita pattuglia della Cgil (Elena Lattuada, Fulvia Colombini, Tiziana Scalco, Ivana Brunato, Cristina Pecchioli), avvocati di tante battaglie al femminile come Ileana Alesso e Marilisa D’Amico, giornaliste come Iaia Caputo (a lei si deve l’idea delle sciarpe bianche), Marina Cosi, Assunta Sarlo e tante altre.

“Sentivamo il bisogno di un momento pubblico per dire che siamo un’altra cosa e questo paese può essere un’altra cosa”, spiega Assunta Sarlo, già firma del manifesto e di Diario. Nel 2005, una sua e-mail indignata contro gli attacchi alla legge sull’aborto sferrati dall’allora ministro della Salute Francesco Storace innescò la scintilla di Usciamo dal silenzio, un nuovo movimento protagonista di manifestazioni e iniziative molto partecipate.

“Il rapporto del premier con le donne non emerge soltanto dalle ultime vicende”, continua Sarlo. “Ricordiamo le battute sulle segretarie, la vicenda D’Addario, gli insulti a Rosy Bindi. L’esito è una mazzata terrificante all’etica pubblica. Berlusconi trasmette una rappresentazione devastata e devastante dei rapporti tra uomini e donne, un esempio pessimo soprattutto per i giovani».

Di questo si parla sabato pomeriggio in piazza della Scala (invitati anche i maschi, naturalmente), nessun comizio ma tanti interventi che il comitato promotore sta raccogliendo via e-mail (manifestazione29gennaio@gmail.com) e su Facebook, e che saranno letti da un gruppo di attrici e attori: Linda Caridi, Chiara Leoncini, Giuseppe Palasciano e Graziano Sirressi. A Massimo Cirri il compito di coordinare l’iniziativa.

“Non è questione di essere moralisti e bigotti”, riprende Assunta Sarlo, “il tema sarà una critica forte al potere e a come si esprime. Non è accettabile che ora tutto il mondo parli dell’Italia secondo un modello femminile televisivo, centrato sull’uso del corpo. Questo è un paese dove ci sono dei ritardi, ma per fortuna le donne sono protagoniste in tutti i campi”.

Non è la prima volta che l’indignazione antiberlusconiana si avvolge in una sciarpa. Era il 15 settembre del 2001 quando un gruppo di cittadini decise di ritrovarsi a Roma, in piazza di Torre Argentina, per protestare contro il conflitto d’interessi del neoeletto presidente del consiglio e i primi provvedimenti contro la magistratura. Si diedero come simbolo una sciarpa gialla. Quasi nessuno ci fece caso, ma fu l’inizio di un movimento che avrebbe fatto parlare di sé. Era il primo vagito dei “girotondi”.