Nuova bagarre in aula a Palazzo Madama e, come ieri, la seduta è stata sospesa nel tardo pomeriggio dopo una giornata di nervosismo nella maggioranza e forte ostruzionismo da parte dell’opposizione. La tensione è salita alle stelle quando i gruppi di opposizione hanno contestato vivacemente la decisione della conferenza dei capigruppo di concedere soltanto un minuto a ogni gruppo parlamentare per intervenire su ogni singolo emendamento. La seduta è stata sospesa intorno alle 18,40 dal presidente di turno Domenico Nania dopo l’ennesima contestazione delle opposizioni. Prima di sospendere i lavori il presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, aveva richiamato i senatori. “Non siamo allo stadio, voi volete trasformare quest’aula in un’arena e io non ve lo consentirò”, ha detto tentando di stoppare la bagarre scoppiata in aula al Senato dopo la dichiarazione della presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro che aveva invitato Schifani a garantire i diritti dell’opposizione “altrimenti – ha detto – saremo costretti a rivolgerci a qualcun altro”. La maggioranza vuole comunque arrivare al voto definitivo entro Natale. “Al Senato si lavorerà tutta la notte e anche domani e forse Dio non voglia essendo la vigilia del Natale, anche il 24, perché questo si prospetta”, ha detto Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl a Palazzo Madama. Che la seduta sarebbe proseguita a oltranza lo aveva già anticipato Schifani nel pomeriggio. Ma in serata l’opposizione ha deciso di interrompere l’ostruzionismo, così domani al Senato ci sarà il voto definitivio del ddl. L’apertura è arrivata da Anna Finocchiaro. “Noi diciamo semplicemente: lasciateci discutere questa legge con i nostri argomenti e già domani, alle 13, si può votare in diretta televisiva perché tutto il Paese possa conoscere e sapere quanto di sbagliato c’è in questo provvedimento”. Un semaforo “quasi” verde, comunque un segnale che il Pd ha deciso, seguito anche dall’Italia dei Valori, di porre fine al filibustering. Linea adottata sin dal mattino.

Dalla Conferenza dei capigruppo del Senato su come proseguire nella votazione del ddl Gelmini di riforma dell’Università, stamani, non è stato deciso nulla e da qui la protesta. Le opposizioni insistono: il governo deve modificare l’articolo 29 perché è in conflitto con altre norme. Se così non sarà, Pd e IdV andranno avanti con le votazioni degli emendamenti e non danno nessuna garanzia sui tempi di approvazione del provvedimento. Quindi, come ha spiegato al termine della riunione indetta al Senato dal presidente Renato Schifani il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, si va avanti a oltranza, votando emendamento per emendamento, anche se sarà necessario un prolungamento dei lavori in seduta notturna questa sera. Contraria l’opposizione che, ha dichiarato al termine della capigruppo la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, “si avvarrà di tutti gli strumenti messi a disposizione del regolamento” per rallentare l’approvazione del ddl. Noi, ha aggiunto Finocchiaro,  “abbiamo fatto una proposta molto chiara: si impegni la maggioranza a cancellare questa norma incomprensibile e contraddittoria e i lavori vanno avanti come stabilito nel calendario. Abbiamo fatto un’offerta alla maggioranza e al ministro Gelmini: questa legge non ha nessuna data di scadenza, nessun termine perentorio da rispettare perch‚ non è la legge finanziaria. Abbiamo detto: ci sia l’intesa per eliminare l’art. 29 e l’esame del testo procederà. Di fronte a questa ragionevolissima proposta ci è stato risposto in maniera negativa. A questo punto il mio gruppo ritiene di non accedere a nessun accordo sul prosieguo dei lavori. Faremo ricorso a ogni strumento previsto dal Regolamento ma senza incendiare alcunché”, ha detto intervenendo in aula.

Come annunciato l’opposizione, alla ripresa dei lavori dopo la riunione dei capigruppo, ha proseguito con l’ostruzionismo. Sono ripresi gli interventi in dissenso dal gruppo di senatori del Pd e dell’Italia dei Valori impegnati nell’esame del ddl Gelmini.  Così singoli senatori del Pd e dell’IdV prendono la parola utilizzando il tempo previsto dal Regolamento. Non mancano episodi curiosi. Il senatore dell’Idv, Elio Lannutti, è intervenuto per criticare l’impianto dell’art. 11 del provvedimento. Lo ha fatto, ha reso noto alla fine del suo intervento, in dissenso dal gruppo. Il presidente di turno Domenico Nania lo ha redarguito: “Senatore Lannutti credevo che lei parlasse a nome del gruppo, altrimenti come fa a dissentire se prima il suo gruppo non ha espresso la sua posizione?”. Dopo aver approvato l’articolo 11 del testo e aver respinto alcuni emendamenti all’articolo 12, il Senato ha interrotto l’esame del ddl di riordino dell’università per riprendere il lavori nel tardo pomeriggio. La seduta pomeridiana del Senato è ripresa alle 16 e subito è ripartito l’ostruzionismo dei senatori delle opposizioni. Sono molti gli iscritti che intervengono sul processo verbale della seduta pomeridiana di ieri. Tutti gli oratori chiedono un’integrazione e una maggiore accuratezza del processo verbale insieme a un più dettagliato resoconto dei passaggi controversi durante i quali la presidente di turno Rosi Mauro ha dato per approvati emendamenti delle opposizioni invece bocciati dall’Aula.

Schifani, durante il consueto saluto natalizio con la stampa parlamentare, ha riconosciuto che  “la riforma dell’università probabilmente si doveva e si poteva comunicare di più durante la fase della gestione legislativa”. Non c’è stata, ha aggiunto, “una comunicazione capillare nei confronti degli studenti. Perché vedo che mentre c’è una fascia del mondo accademico che condivide e approva riforma, c’è una fascia studentesca che è fortemente contraria. È mancato quel di più per comunicarla agli studenti”.