Come sempre quando si trova in un momento di difficoltà, Silvio Berlusconi reagisce con un mix di aggressività e frottole a effetto, rivolte direttamente alle viscere della sua audience. L’audiomesaggio di oggi ricorda i toni della “discesa in campo” del 1994, della “traversata del deserto” tra il 1995 e il 2001, delle campagne elettorali del 2006 e del 2008, passaggi cruciali in cui il Cavaliere si giocava il tutto per tutto. Tornano tra gli altri due evergreen della retorica berlusconiana: l’anticomunismo e «il partito dell’amore» che vince «sull’odio e sull’invidia» degli avversari.

Quella che sta partendo, continua il presidente del Consiglio, è «anzitutto, un’operazione di amore». Il mito del «partito dell’amore», resuscitato dopo l’aggressione in piazza Duomo del 13 dicembre 2009, è tra le bufale berlusconiane di più sorprendente successo. Il Profeta dell’Amore, quello che si vanta di «non aver mai offeso nessun avversario» (19 marzo 2010), ha definito in blocco dei «coglioni»  gli elettori del centrosinistra (4 aprile 2006) e ha telefonato a Porta a porta per dire in faccia a Rosy Bindi «lei è più bella che intelligente» (7 ottobre 2009). Infinita la serie di amorevoli attenzioni rivolte ai magistrati «doppiamente matti» (4 settembre 2003), «cancro da estirpare» (29 novembre 1999), «carnefici» (30 novembre 1999), gente che andrebbe a Cuba per fare «turismo sessuale» (5 febbraio 2006).

«Non possiamo accettare» che chi è stato eletto nel 2008 nelle liste del Pdl «ora tradisca il mandato degli elettori», sostiene Berlusconi. Dice invece l’articolo 67 della Costituzione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

I presunti traditori, continua il Cavaliere, aprirebbero le porte del governo agli «eredi del comunismo», che rimpiazzerebbero così questa maggioranza «moderata e liberale». Peccato che questa maggioranza si regga ormai esclusivamente sulla Lega nord di Umberto Bossi, non certo un campione di moderazione e liberismo , tanto che l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno lo definì un «Toni Negri bis» (11 agosto 1996). Bossi definisce l’Unione europea «tecnocrazia di pedofili» (8 maggio 2001), evoca in continuazioni «pallottole», «fucilazioni», «cannoni», grottesche visioni di «trecentomila bergamaschi pronti alla rivolta armata» (29 agosto 1994).

In quale altro paese al mondo sarebbe annoverato tra i moderati e liberali uno che in un comizio fa un’affermazione come questa? «Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa venti milioni di extracomunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo. Il disegno dei venti potenti americani non passerà, anche se usano armi potenti come droga e televisione» (20 gennaio 1999, comizio a Crema).

«Non è soltanto una operazione di amore, è anche un’operazione di verità», giura Berlusconi nel suo audiomessaggio, perché «grazie a milioni di firme che raccoglieremo, gli italiani saranno informati su quanto di buono ha fatto il nostro governo nei primi due anni di attività». Il nesso tra firme e informazioni non è chiaro, ma occhio alle cifre che il premier e i suoi spareranno nei prossimi giorni. Quando il Pdl lanciò una campagna nazionale per far cadere il secondo governo Prodi, Berlusconi disse pubblicamente di aver raccolto, in pochi giorni, la cifra surreale di «oltre sette milioni di firme» (18 novembre 2007).

La campagna «di verità» è necessaria perché «gran parte della stampa e delle tv» ha scelto di ignorare «gli straordinari risultati del nostro governo». Però secondo una recente ricerca della società specializzata Vidierre, negli ultimi nove mesi Berlusconi ha totalizzato la «straripante» cifra di mille minuti di presenza nei telegiornali nazionali, pari a quella ottenuta da tutti i leader dell’opposizione (Pd, Idv e Udc) messi insieme. Evidentemente il «grande comunicatore» non ne ha saputo fare buon uso.

La sinistra e i «traditori del mandato elettorale», argomenta poi, vogliono unirsi con l’unico obiettivo di «liberarsi di Silvio Berlusconi, che rappresenta per loro un ostacolo insuperabile per la conquista del potere». Insuperabile fino a un certo punto: Berlusconi è stato sconfitto dal centrosinistra alle elezioni politiche del 1996 e del 2006, con Romano Prodi come candidato presidente del consiglio. Finora, il Cavaliere ha sempre vinto le elezioni dopo essere stato all’opposizione e le ha sempre perse dopo aver governato.

La sinistra «e questi suoi nuovi alleati», cioè Gianfranco Fini e Futuro e Libertà, secondo Berlusconi vogliono «spalancare le frontiere agli immigrati clandestini e dare loro il diritto di voto in pochi anni, per cambiare così il peso dei moderati che sono oggi la maggioranza del Paese». La paura è un’altra classica leva utilizzata dal Profeta dell’Amore nel momento del bisogno, spesso e volentieri sulla pelle degli immigrati. In realtà il progetto di legge presentato un anno fa da Pd e finiani propone il voto (soltanto amministrativo) non certo ai clandestini, ma a chi risiede regolarmente in Italia da almeno cinque anni. Il complotto della sinistra per fare incetta di nuovi consensi è un altro hit di Berlusconi, puntualmente smentito dai fatti. Le ricerche mostrano anzi che la maggioranza dei nuovi italiani sceglierebbe il centrodestra, specialmente gli est-europei che hanno sperimentato i regimi comunisti. Quelli veri.

di Mario Portanova