“Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perché il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà con Fini e non potrà utilizzarli”. E’ quanto scrive in una nota il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino. “Dicono anche – aggiunge – che nella conferenza stampa tenuta due giorni fa a Lisbona si sia fatto sfuggire che vuole scendere in campo definendosi “il vero centrodestra”. Per evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano – continua Bocchino – gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso “il vero centrodestra” è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma. Una ragione in più che prova che il suo non sarà il vero centrodestra italiano”.

“Noi che davvero amiamo l’Italia consigliamo a Berlusconi di non arrivare in aula a mostrare i suoi muscoli e di invitare tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, a sedersi attorno a un tavolo per fare insieme tre cose per l’Italia prima di andare al voto”, scrive ancora Bocchino. “Al Paese – aggiunge – serve una nuova legge elettorale che garantisca il principio di rappresentanza e la scelta dei parlamentari da parte degli elettori, una seria riforma del fisco per alleggerire il peso dello Stato sui bilanci delle famiglie e un grande provvedimento economico sociale che tagliando drasticamente la spesa pubblica improduttiva generi risorse per sostenere lo sviluppo dell’economia finanziando le imprese, introduca il quoziente familiare per alleggerire le famiglie numerose e tuteli i lavoratori a rischio”.

E nel pomeriggio dal centro dell’emergenza rifiuti, Terzigno, spunta una voce: “Il simbolo del Pdl l’ho creato io”. A parlare è il sindaco, Domenico Auricchio, che racconta: “Mi sono presentato con questa lista alle elezioni comunali del maggio 2007 e sono diventato sindaco per la prima volta. Poi, con una scrittura privata, il 24 agosto successivo, l’ho ceduto a Silvio Berlusconi che è l’unico titolato ad utilizzarlo. Sono stupito dalle parole di Bocchino, non so di cosa parli”.

“Una sceneggiata napoletana”. Così Antonio Borghesi, deputato dell’Italia dei Valori, giudica la vicenda: “Questa lite è l’ultimo atto di una tragedia che anche il miglior Euripide non avrebbe saputo immaginare meglio. Peccato che più che di fronte ad una tragedia del grande drammaturgo di Salamina, lo spettacolo offerto da Berlusconi e Fini somigli di più ad una sceneggiata napoletana”.
“Modesti gli attori, copione scontato e un impresario ormai bollito, senza piu’ idee per il Paese”, conclude Borghesi.