Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, per la sua battaglia per i diritti civili in Cina. “I diritti civili e la pace sono fortemente interconnessi” e lo status della Cina “come seconda economia mondiale le impone delle responsabilità”, ha dichiarato Thorbjoern Jagland, presidente del Comitato norvegese per il Nobel , spiegando le motivazione del dell’assegnazione del premio. Non risulta che Liu Xiaobo abbia ancora saputo di aver ricevuto il prestigioso riconoscimento per il suo ”decennale impegno pacifico e non violento per la difesa dei diritti umani in Cina”.

A portargli la notizia, dovrebbe essere la moglie Liu Xia, che ieri sera è stata prelevata da casa dalla polizia allo scopo di farle raggiungere il marito nella prigione di Jinzhou, dove Xiaobo sta scontando una pena a 11 anni per “istigazione alla sovversione”.  Dissidenti e amici della coppia che risiedono a Pechino affermano che oggi non sono stati in grado di parlare con la donna che ieri è riuscita sporadicamente a contattare familiari e giornalisti. Il dissidente Wang Jinbo sostiene di aver saputo dal fratello della donna che Liu Xia è  ”partita per Jinzhou accompagnata dalla polizia”. Nell’ultimo sms inviato a Radio Free Asia la notte scorsa, Liu Xia aveva detto che stava ”preparando la valigia” per recarsi accompagnata dalla polizia dal marito.  Liu Xia ha detto ieri di essere felice di potere abbracciare  Liu Xiaobo e di comunicargli la buona notizia ma di ritenere che le autorità volessero allontanarla dalla capitale per impedirle di aver contatti con la stampa internazionale.

Pechino ha definito la scelta operata dal Comitato un’ ”oscenità’ e l’ambasciatore norvegese in Cina è stato convocato al ministero degli Esteri cinese per protesta.

Accusato di essere tra i promotori di “Carta 08”, il documento favorevole alla democrazia firmato da 2000 cinesi, Liu era stato arrestato alla fine del 2008 ma la condanna gli fu inflitta nel giorno di Natale del 2009, probabilmente nella speranza di ridurre la copertura dei mezzi d’informazione occidentali.

Già ieri, appena diffusa la notizia, la polizia si era subito recata a casa del dissidente nalla speranza di bloccare la possibilità della moglie di parlare con la stampa. Tuttavia, Twitter aveva dato subito la notizia in diretta. Persino la trasmissione in diretta della Bbc sull’annuncio del premio Nobel era stata oscurata.

Nato nel 1955 a Changchun, città industriale nel nordest della Cina, Liu era un giovane professore universitario di letteratura quando scoppiò il movimento studentesco del 1989 e fu tra gli intellettuali che si schierarono con i giovani, partecipando con i dirigenti studenteschi Wang Dan e Wùer Xi alla fondazione della Federazione Autonoma degli Studenti che fu la struttura dirigente delle proteste. Più volte, Liu partecipò al fianco degli studenti ai falliti tentativi di dialogo con le autorità. La situazione su piazza Tiananmen, occupata dagli studenti, precipitò tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, quando fu chiaro che i riformisti del Partito Comunista, guidati dal segretario Zhao Ziyang, erano stati sconfitti e che il leader supremo Deng Xiaoping aveva scelta la via della repressione.

Il primo giugno Liu, insieme al popolare cantante taiwanese Hou Dejan, aderì allo sciopero della fame proclamato dagli studenti. Nelle ore e nei giorni successivi Liu Xiaobo, secondo Andrew J. Nathan e Perry Link, autorevoli sinologi e responsabili della pubblicazione del libro The Tiananmen Papers – che rimane la ricostruzione più completa di quei drammatici avvenimenti -, si adoperò per cercare di convincere i giovani ad evacuare la piazza prima dell’intervento dell’esercito. Non ebbe successo, e il 4 giugno i soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare sgombrarono la piazza con la forza, uccidendo centinaia di persone.

Pochi giorni dopo Liu Xiaobo, accusato di essere una delle “mani nere” che secondo il Partito Comunista Cinese manovravano gli studenti fu arrestato e trascorse 18 mesi in prigione dopo essere stato condannato come “controrivoluzionario”. Nel 1995 fu condannato a tre anni in un campo di “rieducazione attraverso il lavoro” per aver diffuso articoli critici verso il governo. Scontata la pena, gli fu vietato di continuare ad insegnare. L’ ex-professore continuò a criticare il regime autoritario con saggi e articoli che venivano pubblicati all’estero e diffusi clandestinamente in Cina. Negli anni precedenti al suo arresto, Liu era diventato uno dei principali punti di riferimento per gli dissidenti cinesi e gli attivisti dei gruppi internazionali per i diritti umani.