“Formigoni si deve dimettere”. Ne è convinto l’eurodeputato dei Radicali, Marco Cappato, che presenterà una denuncia contro il presidente della Lombardia per falso nella raccolta firme per le elezioni regionali del marzo 2010. Elezioni che, secondo Cappato, sono da rifare perché “i dodici milioni di elettori lombardi hanno diritto al rispetto della legalità. E il governatore si è macchiato di quanto di più grave si possa fare in politica: mancare alla parola data ai cittadini”.

I Radicali hanno ottenuto copia degli elenchi di firme per la presentazione dei candidati della lista di Formigoni “Per la Lombardia”. E le hanno fatte controllare. “Un perito calligrafo ha accertato che almeno 374 sono false”. Secondo Cappato le stime sono da considerarsi al ribasso: sui moduli ci sono gruppi di tre, quattro, dieci firme con la stessa grafia. “Magari una è vera e nove sono false, magari tutte e dieci sono state scritte da una terza persona”. In conferenza stampa è stato presentato il caso più eclatante scoperto dal perito: un modulo in cui su 23 firme, ben 22 risultavano vergate dalla stessa mano. La data del documento è 25 febbraio 2010, penultimo giorno disponibile per presentare le liste. Il foglio in questione è stato autenticato da Franco Binaghi, consigliere provinciale del Pdl a Varese che, secondo la prassi, in qualità di pubblico ufficiale, ha certificato l’autenticità delle firme procedendo all’identificazione degli elettori tramite un documento d’identità. Per Binaghi le firme incriminate non sono state scritte dalla stessa mano: “Di tutte le cose che si possono dire sul Pdl, mi sembra una forzatura sostenere che il partito abbia avuto problemi a trovare della gente pronta a firmare a sostegno dei nostri candidati”, ha detto il consigliere che ha sottolineato come le adesioni siano state raccolte e vidimate a Busto Arsizio e Gallarate, in provincia di Varese, oltre che nella sede locale del Popolo delle libertà. Però, scorrendo la fotocopia, anche ad occhio nudo e senza essere periti calligrafici, pare evidente che le 22 firme abbiano lo stesso tratto. Al rilievo, Binaghi ha concesso che la somiglianza poteva attribuirsi al fatto che tutti i supporter azzurri “hanno usato la stessa penna” e che solo da questo dipende l’imbarazzante somiglianza.

La risposta di Formigoni, poche ore dopo la conferenza stampa dei Radicali, ha bollato le accuse come “la solita iniziativa propagandistica” a cui il governatore non intende fornire alcuna eco. “Le loro affermazioni – ha detto – sono del tutto false, offensive e infondate. Gli elettori si sono pronunciati chiaramente, dando la vittoria a me e alla mia coalizione e nessuno riuscirà a rovesciare la loro volontà”. A stretto giro sono arrivate le dichiarazioni di Emma Bonino: “In democrazia ci sono delle regole e in Paesi dove lo stato di diritto non è ancora ridotto a putrescenza chi non le rispetta ne paga le conseguenze”.

Insomma, i Radicali hanno annunciato che sulla vicenda vogliono andare fino in fondo. Del resto la portano avanti dallo scorso febbraio, quando presentarono ricorso proprio sull’irregolarità delle firme e il tribunale gli diede ragione, escludendo la lista di Formigoni. È stato poi il Tar, cui si era appellato il governatore lombardo, a riammetterla. “Siamo entrati in possesso dei tabulati solo oggi – ha spiegato Cappato – solo perché abbiamo fatto ricorso come cittadini e non più come appartenenti alla lista Bonino-Pannella. Se non l’avessimo fatto, tutto sarebbe stato insabbiato”. Formigoni gridò al complotto ma secondo Cappato il governatore non poteva non sapere: “Anche se avessero falsificato centinaia di firme a sua insaputa, in quel momento tutta l’Italia stava parlando della questione”. Tanto che, ha ricordato Cappato, Formigoni si interessò personalmente alla vicenda e finì intercettato nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. Anche per questo, il leader dei Radicali, Marco Pannella, ne invoca “l’arresto almeno per un po’”. E aggiunge: “Formigoni, nella sua replica alle documentate affermazioni di Cappato, dà la misura della sua arrogante quanto ormai disperata disonestà intellettuale e operativa”.