“Democristiano, democristianissimo”. Euforico, il ministro Gianfranco Rotondi commenta l’intervento del premier. Cinquanta minuti in cui il presidente del Consiglio ha accontentato tutti senza scontentare nessuno. La mano fortemente tesa all’Udc e agli ex scudo crociati (Berlusconi ha fatto riferimento al quoziente familiare, caro a Pierferdinando Casini e per ben cinque volte alla famiglia), ma anche ai movimentisti del mezzogiorno (Salerno-Reggio Calabria e Ponte sullo stretto, in particolare). Senza dimenticare i temi cari alla Lega, a partire dal federalismo fiscale. Mentre per Futuro e Libertà non è arrivato alcun riconoscimento, ma neanche nessun attacco. La fiducia, prevista per le 19, si annuncia dunque piena.

L’esecutivo andrà avanti. Il tempo necessario per scongiurare l’eventualità di un Governo tecnico e pianificare il voto anticipato a marzo, accorpandolo alle elezioni amministrative. Il risultato che tutti auspicavano. Gianfranco Fini ha bisogno di tempo per dar vita al partito e strutturarlo sul territorio. Non a caso il presidente della Camera, al termine dell’intervento del premier, ha annunciato che martedì prossimo nascerà “il nuovo soggetto politico”. E PasqualeViespoli si è dimesso da sottosegretario per diventare capogruppo di Fli a Palazzo Madama. Dal canto suo Berlusconi deve portare a compimento il restyling del Pdl, a cominciare dal triumviro di coordinatori che sarà sostituito in toto da Claudio Scajola a cui è già stata affidata l’organizzazione della campagna elettorale. Non è escluso un nuovo predellino per richiamare a sé scontenti e delusi, considerato che i punti percentuali lasciati sul terreno in questi mesi hanno portato il Popolo delle libertà ai minimi storici, tra il 25 e il 29% nei sondaggi.

Infine il Pd che, sfilacciato come è, non ha ancora indicato il suo eventuale candidato premier, mettendo in discussione il segretario Pierluigi Bersani. Il Partito democratico vorrebbe il passaggio a un esecutivo tecnico (come l’Udc, l’Api, l’Idv e parte di Fli) per mettere mano alla legge elettorale. Proprio ciò che Berlusconi e Umberto Bossi vogliono evitare. C’è il rischio che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, possa dare l’incarico a una personalità di spicco che in aula potrebbe trovare i numeri per una maggioranza ampia. Il Quirinale va dunque evitato a tutti i costi. L’asse Arcore-Gemonio funzionerà alla perfezione per portare il paese alle urne in primavera. La maggioranza ora deve tenere, attuare il federalismo fiscale e mettere mano al lodo Alfano. Berlusconi nominerà anche il ministro allo sviluppo economico, così da placare gli industriali. E, nell’occasione, metterà in atto un lieve rimpasto, così da “premiare” la Lega con l’agricoltura. Poi comincerà il percorso verso il voto. Già stamani, del resto, Giulio Tremonti, tra una battuta e l’altra ha mormorato con Bossi: “Non dura minga”.