Nell’ottobre del 2009 in Argentina l’esecutivo della presidente Cristina Fernandez Kirchner ha approvato la “Ley de Medios“. Una legge che prevede la riforma sostanziale del settore dei media riorganizzando il sitema delle concessioni alle emittenti. Per l’esecutivo la riforma serviva a contrastare “l’oligarchia mediatica”, per l’opposizione si trattava invece di una legge per “zittire la stampa indipendente” che ha tirato fuori le sue magagne. Oggi, il governo argentino ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un testo che concede ai gruppi editoriali un anno di tempo per disfarsi delle concessioni che eccedono i limiti stabiliti dalle nuove norme.

Tante le innovazioni introdotte dalla riforma: se fino a oggi, un imprenditore poteva possedere fino a 24 frequenze in chiaro entro un anno dovrà abbandonarne 14. Non solo. Un imprenditore già in possesso di una frequenza in chiaro non potrà, nella stessa zona, possederne nessuna via cavo. Nonostante questo, i commentatori puntano il dito contro alcuni attacchi che la Kirchner ha lanciato, già da marzo, agli organi della stampa indipendente Clarìn e Nacion.

Un caso chiuso 32 anni fa, e riaperto adesso dalla presidente argentina: la contesa della Papel Prensa, la prima azienda nazionale di produzione di carta e cellulosa per giornali quotidiani. Nata nel 1969 , in origine è una società a minima partecipazione statale (9-10%) e di proprietà maggioritaria dei giornali indipendenti Clarìn e La Nacion. Nel 1976 viene strappata con la forza dalla dittatura militare, per poi tornare, nel 1978, ai legittimi proprietari. Oggi la Kichner accusa i due gruppi editoriali di aver acquisito la società (della quale detengono ancora il pacchetto di maggioranza, mentre il 27 per cento delle azioni è in mano allo Stato) “utilizzando pressioni e violazioni dei diritti umani”.

I partiti dell’opposizione denunciano i rischi per la liberta d’informazione. La “Ley de Medios” viene rinominata “Ley de Miedos”: che significa “Legge per mettere paura”. E  insieme ai grandi media denunciano le facilitazioni che imprenditori vicini alla presidenza starebbero avendo nelle concessioni per emittenti radiotelevisive con le quali appoggiare il ’kirchnerismo’ al governo, in vista delle elezioni presidenziali del 2011.