Finisce nel cestino il sogno di avere una Germania al 100 per cento ad energia rinnovabile. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato di aver intenzione di concedere proroghe fino a 14 anni alle centrali nucleari tedesche. Ma in Parlamento sarà battaglia.

Addio al sogno “No Nuclear” nato dalle promesse dell’ex Premier Gerhard Schroeder di convertire l’intera produzione energetica nazionale su fonti rinnovabili. Il Ministro dell’Ambiente Norbert Rottgen ha fatto sapere che i 17 impianti nucleari tedeschi riceveranno proroghe di 8 o 14 anni, a seconda dell’anno di costruzione e della sicurezza.

Per addolcire la pillola di minimo altri trent’anni di dipendenza dal nucleare ai tedeschi, storicamente contrari, il Governo di Angela Merkel, composto dai Cristiano democratici (CDU) e Liberali (FDP), ha previsto una tassa speciale a carico delle grandi compagnie produttrici. Società come RWE, E.on, Vattenfall e EnBW dovranno pagare 15 miliardi di euro all’anno che andranno a finanziare lo sviluppo delle fonti sostenibili. Si tratta di 200-300 milioni di euro tra il 2011 e i 2016, che si aggiungeranno alla “fuel-rod tax” a carico sempre delle compagnie, provvedimento compreso dal pacchetto di austerità ambientale del Governo di circa 2,3 miliardi di euro all’anno.

Dura la reazione dell’opposizione dei Socialdemocratici (SPD) di centro sinistra e dei Verdi, che hanno parlato “giorno nero nella politica energetica tedesca”. “I cristiano Democratici e Liberali hanno ceduto alle pressioni della grande lobby energetiche”, attacca Sigmar Gabriel, leader SPD. Adesso gli occhi sono puntati al Bundesrat (la camera alta del parlamento tedesco) che potrebbe opporsi al piano varato dal Governo dal momento che in parlamento la CDU non ha la maggioranza. Inoltre, alcuni stati della federazione tedesca hanno minacciato di portare la questione al Tribunale costituzionale federale di Germania. Dissapori anche dall’associazione nazionale delle aziende locali e delle industrie rinnovabili (VKU): “Questo provvedimento aumenterà il dissenso e diminuirà gli investimenti nella Green economy”, ha affermato Stephen Weil, a capo dell’associazione che raggruppa circa 1370 piccole industrie. All’orizzonte si prospettano, secondo la VKU, non poche battaglie legali.

Rivolta tra le associazioni ambientaliste, che hanno visto circa mille volontari manifestare fuori dalla Cancelleria dove si è tenuto il meeting per l’accordo sul piano nucleare. “Gli impianti nucleari restano un ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili – ha dichiarato Bjorn Klusmann, a capo della German Renewable Energy Federation. – Il fatto che le compagnie paghino per questo non cambia assolutamente nulla”. Forte il no anche di Greenpeace International, preoccupata per l’inevitabile aumento di scorie radioattive.

Semaforo verde, invece, dall’UE, dove il commissario all’Energia Gunether Oettinger ha applaudito al piano nucleare della Merkel, con la quale, d’altronde, condivide nazionalità e partito politico. A onor del vero va detto che l’UE non è contraria all’uso dell’energia nucleare all’interno del cosiddetto “mix energetico” che dovrebbe ridurre gradualmente la dipendenza dell’Europa dalle fonti di energia fossile entro il 2020, ma che non intende fare a meno del nucleare, almeno per il momento.

A oggi in Germania restano attivi 17 reattori nucleari che producono 133 miliardi di kWh con un 23 per cento di energia per consumi nazionali proveniente dal nucleare.