Bene hanno fatto i pm a convocare Denis Verdini prima di Marcello Dell’Utri. Il coordinatore del Pdl, ex presidente del credito cooperativo Fiorentino, è andato dai magistrati il giorno prima che il cofondatore di Forza Italia dettasse la linea: “Con i magistrati meglio non parlare, ho imparato da Palermo”. E invece Verdini parla. Fa nomi e cognomi. Racconta di come ha conosciuto Carboni,  Lombardi, Martino. Fornisce una sua versione su tutti i fatti che gli sono contestati nell’inchiesta sulla nuova P2 che lo vede indagato. Risponde e accusa. Chi? Proprio il senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri. Per spiegare la sua posizione Verdini ha convocato una conferenza stampa oggi alle 15 in via dell’Umiltà.

“Come ho conosciuto Flavio Carboni? Me lo ha portato Dell’Utri. Sapevo che era imputato per il crack del Banco Ambrosiano. Ma pure assolto”. Idem per Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino: “Io mica li conoscevo. Fu Marcello a portarmeli a casa. Di lui mi fido molto, lo conosco da una vita. Se viene a con qualcuno, cosa dovrei fare? Non posso certo chiedere i documenti alle persone che lo accompagnano”. Sono le riposte che Verdini ha dato ai magistrati nelle nove ore di interrogatorio, secondo stralci dei verbali pubblicati da Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero.

Il coordinatore del Pdl – scrive il Corriere della Sera, che sui verbali fa il titolo di apertura della prima pagina – risponde a tutte le domande e assicura di essere estraneo a illeciti e organizzazioni occulte. Dice di ”non essere mai stato interessato all’eolico”. E, sulla nomina di Ignazio Farris a direttore dell’Arpas, ammette: “Carboni mi disse che aveva fatto una promessa e io gli dissi che andava bene. Per me non c’era nulla di illecito a favorirlo”. Nelle “otto pagine dell’interrogatorio”, Verdini afferma che Carboni gli fu presentato “da alcuni imprenditori nel 2009” perché “interessato al Giornale di Toscana. Mi disse che a 80 anni voleva creare una voce per la Sardegna, voleva creare un inserto. Parlava anche di aprire una radio e una televisione”. Anche se “coinvolto e assolto nel caso Calvi”, in quel momento “era utile, perche’ portava soldi”, “era disposto a sottoscrivere un aumento di capitale di 2,6 milioni”, quindi “cominciai a riflettere sulla sua proposta. Mentre stavo decidendo, Dell’Utri organizzò un pranzo all’Hotel Eden e quando arrivai c’era anche Carboni. Marcello mi disse che dovevo accettare e alla fine cedetti il 30% delle quote. Fu versata la prima rata da 800mila euro, ma poi cominciò l’indagine della procura di Firenze e io decisi di bloccare tutto”. Fu sempre Dell’Utri a organizzare il pranzo del 23 settembre a casa sua, per “cominciare a pensare a una alternativa a Cosentino” per la Campania dopo “la richiesta di arresto. Mi fecero il nome di Arcibaldo Miller”. In quell’occasione Dell’Utri “portò Carboni e mi presentò Lombardi e Martino che io non avevo mai visto prima. C’erano anche Miller, Giacomo Caliendo e il giudice Antonio Martone. Miller diceva di essere lusingato, ma non sembrava convinto”. Lì si parlò anche del Lodo Alfano “ma come avveniva in tutta Italia”. Si facevano “pronostici” e “ricordo che Martone disse che non conta come sono stati eletti i giudici della Consulta perché alla fine votano in maniera autonoma. Io non ho mai fatto pressioni su nessuno”. Verdini aggiunge di aver visto Martino e Lombardi “altre due o tre volte. Ma certo non avevo bisogno che loro mi dicessero cosa fare. Sono persone che valgono poco”. Nell’interrogatorio Verdini afferma di essere stato “informato” del dossier Caldoro. “Mi arriva un foglio anonimo dove sono elencati alcuni alberghi, un elenco di nomi maschili e le date in cui li avrebbe incontrati. Chiesi informazioni a Cosentino, ma mi disse che era roba vecchia”. Quando poi “tornò alla carica Ernesto Sica, ne parali con Berlusconi e decidemmo di parlare direttamente con Caldoro. Lo chiamai e fissammo un incontro in Parlamento” nel quale “mi giurò sulla moglie e sui figli che si trattava di assolute falsità. Io riferii tutto al premier che decise di rinnovargli la fiducia”.