di Davide Milosa

Diciotto anni dopo a Milano torna il fantasma di Tangentopoli. Nella serata di ieri la Finanza ha arrestato il consigliere comunale Camillo Milko Pennisi, Pdl, ma soprattutto presidente della Comissione sviluppo del territorio. L’indagine, sostengono i pm Tiziana Siciliano, Grazia Pradella e Laura Pedio Pennisi, "potrebbe non fermarsi qui".

Pennisi in passato ha frequentato il master in Comunicazione d’impresa organizzato da Publitalia. Ieri è stato fermato in flagranza con 5.000 euro in mano proprio vicino Palazzo Marino. Per lui le manette sono scattate dopo l’esposto di un imprenditore. L’accusa a suo carico è concussione, denaro preso in cambio di favori. In sostanza una tangente che fonti giudiziarie quantificano in 10.000 euro. Quella di ieri, sarebbe dunque stata la seconda tranche della mazzetta. La prima, filmata dall’imprenditore, avrebbe dato il via all’indagine.

Il favore elargito dal consigliere riguarderebbe alcuni lavori nel campo dell’edilizia. In particolare un imprenditore impegnato nella costruzione di un palazzo nel quartiere universitario della Bovisa avrebbe pagato per sbloccare una pratica attesa da 4 anni. La denuncia è stata effettuata lunedì. Ma gli investigatori hanno aspettato fino a ieri per cogliere Pennisi sul fatto.

Una richiesta, quella dell’imprenditore, rivolta alla persona giusta, nel momento giusto visto che in consiglio comunale da giorni è in discussione il Piano di governo del territorio. Ovvero il progetto che disegnerà la nuova Milano da qui ai prossimi anni. E in questo senso, Pennisi è certamente la persona giusta visto che il suo compito è quello di portare in aula le delibere del piano urbanistico e soprattutto di sottoporre al consiglio i permessi a costruire che avevano ricevuto parere negativo.

Attualmente Pennisi aveva un ruolo di mediazione all’interno della discussione del Piano regolatore tra l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli e le obiezioni della minoranza. La notizia ha bloccato la discussione in consiglio comunale e rischia di stravolgere l’intero lavoro sul Pgt. Dopo l’arresto, i finanzieri hanno perquisito gli uffici del gruppo consiliare del Pdl. Un fatto ancora più grave, visto che le carte non riguarderebbero solo quelle relative a Pennisi.

Da il Fatto Quotidiano del 12 febbraio