di Valentina Arcovio

Il caos regna sovrano negli uffici e nelle Asl regionali. Tra messaggi, ora allarmistici e ora confortanti, ancora non si è ben capito come gli italiani dovranno difendersi dal virus della nuova influenza. Tutto cambia a seconda di dove si ha la fortuna di vivere. Se già al Nord qualche gestante considerata “a rischio” ha avuto la possibilità di essere vaccinata, alle future mamme calabresi toccherà aspettare chissà quanto. Alcune Regioni sono infatti avanti con la distribuzione delle dosi, altre ancora sono ben lontane dal vaccinare i primi nella lista delle priorità. Immersi tra ritardi, burocrazie inutili e dosi che arrivano senza nessun preavviso, per le Regioni è quasi impossibile riuscire a effettuare in tempi ragionevoli la distribuzione dell’unica arma a disposizione contro il virus H1N1.

Quello che doveva essere un passaggio diretto, Stato-Regioni-Asl e medici di famiglia, si è in realtà trasformato in una corsa ad ostacoli. Ed è subito battaglia tra Stato e Regioni. Da una parte il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio bacchetta i governatori locali per i ritardi e le inefficienze, dall’altra le Regioni si difendono sottolineando alcune criticità. In primis, il numero esiguo di vaccini ricevuti a fronte di quelli promessi. Ad esempio, nel Lazio ne sono arrivati 125 mila sugli 800 mila previsti e in Sicilia 37 mila sui 710 mila attesi. Poi, le Regioni denunciano l’assenza di un calendario preciso sulle consegne dei vaccini, la difficoltà di aggiornare gli elenchi dei soggetti che hanno la priorità e il modo stesso in cui vengono confezionati i vaccini.

“Le Regioni – spiega Giovanni Bissoni, assessore alla sanità dell’Emilia Romagna e coordinatore sanità della Conferenza Stato-Regioni – ricevono il vaccino con poco preavviso e questo rende difficile riuscire a pianificare la loro distribuzione. Senza contare la difficoltà di stilare nuovi elenchi di soggetti da contattare per la somministrazione”. Altra criticità è il modo in cui vengono confezionate le dosi. “Ogni pacchetto – dice Bissoni – ne ha 10, per cui se a un Asl ne servono solo 5 o si rischia di sprecarne altre 5 mandando l’intera confezione oppure si lascia quell’azienda senza vaccino”.

da Il Fatto Quotidiano n°34 del 31 ottobre 2009