Arrestati 4 carabinieri, hanno contattato il fotografo del caso-Sircana per vendere il filmato
di Francesco Bonazzi e Marco Lillo

Era da quattro anni che Piero Marrazzo rischiava di finire nel mirino di ricatti e spionaggi politici. La colpa è di relazioni sessuali che avrebbero potuto renderlo facilmente ricattabile e gettare la sua carica pubblica nel tritacarne dei dossier, delle intercettazioni e dei video. Sì, anche dei video, perchè nonostante ieri il presidente del Lazio ne avesse ancora smentito l’esistenza, dal decreto che ha disposto la perquisizione del 21 ottobre, firmato dalla Procura di Roma, emerge chiaramente che è stato lo stesso Marrazzo a parlarne con gli ufficiali del Ros dei carabinieri che indagavano sui colleghi. I quattro carabinieri arrestati, Luciano Simeone (30 anni), Carlo Tagliente (29), Antonio Tamburrino (28) e Nicola Testini (37) avrebbero girato un video durante l’irruzione nella casa del transessuale e, secondo l’ipotesi degli investigatori, avrebbero addirittura peggiorato la già pessima scena di Marrazzo in mutande spargendo un po’ di cocaina qua e là. Poi, per rendere il tutto più credibile, avrebbero messo anche il tesserino del presidente vicino alla droga. Come nei peggiori film.

L’identità del transessuale è ancora tenuta coperta, ma se il suo nome d’arte fosse Veronica, allora si aprirebbero scenari davvero inquietanti. Perché la vicenda di oggi sarebbe un seguito di quanto già emerso nel 2005 dagli atti dell’inchiesta Laziogate. Tra gli obiettivi dello spionaggio politico degli investigatori Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo c’era anche Piero Marrazzo.

Il Fatto Quotidiano ieri ha intervistato l’uomo che si occupò della pratica Marrazzo: Pierpaolo Pasqua, preoccupatissimo di chiarire che “io non c’entro nulla con la storia di oggi, e mi dispiace per Marrazzo anche se probabilmente ne trarrò beneficio dal punto di vista processuale. Perché, se quello che leggo sui giornali è vero, si dimostra che non eravamo stati noi a volere mettere nel letto del presidente della regione il viados”. Ma come andò allora? “Una nostra fonte che ritenevamo molto credibile ci disse che Marrazzo aveva una relazione abbastanza frequente con un transessuale, che aveva come nome d’arte Veronica. La fonte ci diede anche il suo telefono che però”, ricorda ancora Pasqua, “risultava intestato a una persona molto più anziana (M.P., ndr)”. Incaricai il mio collega Garbelli di chiamarla e lui la contattò fissando un appuntamento spacciandosi per un cliente qualsiasi”. Secondo quello che risulta al Fatto, l’appuntamento fu dato in una palazzina di Roma, al quartiere Trionfale. A questo punto, siamo sempre nel 2005, succede che il gioco evidentemente si fa troppo sporco, o pericoloso, perfino per questo pugno di arditi fan di Storace. “Effettuare un controllo della palazzina era troppo costoso. Abbiamo deciso di lasciar perdere anche erché si trattava di un’operazione che entrava troppo nella privacy di Marrazzo. Così, io in quella palazzina non ci sono andato e neppure abbiamo fatto appostamenti per vedere se e quanto ci andava Marrazzo”, giura oggi Pasqua.

E se qui si fermano i ricordi dei protagonisti del LazioGate, non si fermano però le coincidenze. Pasqua non lo dice e anzi lo nega, ma c’è un filo rosso che potrebbe legare la storia di ieri e quella di oggi. “Certamente sono stato indagato a lungo dai Carabinieri”, spiega Pasqua, “e io abito in una zona di competenza della Compagnia Trionfale, la stessa alla quale appartengono i carabinieri che sono stati arrestati ieri. Mi è venuta in mente questa coincidenza quando ho letto i giornali”. Insomma Pasqua lascia intendere che proprio qualche carabiniere della compagnia Trionfale, seguendolo, abbia pescato il jolly dell’appartamento di Veronica. E che magari abbia pensato di poterne fare una gallina dalle uova d’oro. Oggi questa è una pura supposizione non ancora suffragata da elementi concreti, ma gli interrogatori previsti per oggi potrebbero far chiarezza su come i quattro carabinieri siano incappati in quella che pensavano potesse diventare la loro fortuna. La disinvolta frequentazione di transessuali, se fosse provata, sarebbe certamente un atto imprudente per un politico e ancora di più se reiterato dopo le precedenti esperienze, proprio sotto campagna elettorale, come quattro anni fa. L’altra coincidenza davvero impressionante è che il “Quartetto del video” abbia provato a rivendere il materiale ricattatorio allo stesso fotografo dell’agenzia di Corona, che aveva pescato il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, in una piccola tournè notturna lungo i marciapiedi della Salaria.

da Il Fatto Quotidiano n°28 del 24 ottobre 2009