Di chi saranno quelle mani avvinghiate a due salsicce lunghe lunghe, sotto la scritta d’antan, rassicurante e in corsivo, “Saluti da Rimini”? È così che i romagnoli se la ritrovano tappezzata con gigantesche cartoline, formato 6 metri per 3 metri. Sono un migliaio i manifesti dell’originalissima campagna pubblicitaria, griffata dall’artista visionario Maurizio Cattelan che per il momento si dichiara pensionato. Progetto partorito dalla sua rivista cult “ToiletPaper” (e sotto i baffi se la ride all’idea di aver rivestito una città di carta igienica, ahahah!), commissionato dal sindaco piddino (ma non renziano) Andrea Gnassi che ha voluto svecchiare la Rimini che fu tanto cara a Fellini. Per la sua prima campagna d’arte pubblica Cattelan ha puntato su immagini iconografiche, bagnini rubacuori e bellezze in riviera, reinterpretate in chiave surreale. C’è da scommettere che quello con il pene in erezione dell’amatore da Grand Hotel diventerà lo sfondo di selfie tra i teenagers. Altre immagini più dissacranti gli sono state censurate. C’è un limite anche per un sindaco di larghe vedute.

La campagna d’autore è il fil rouge anche di una “Musa tra le ruote“, la mostra inaugurata, alla Triennale di Milano, da Pirelli per festeggiare “Un secolo d’arte (dal 1872 al 1972) al servizio del prodotto“. Quando la Pirelli, antesignana del binomio arte e impresa, chiamava i grandi artisti come Marcello Dudovich, Marcello Nizzoli e Leonetto Cappiello a disegnare i cartelloni pubblicitari. Mentre la rivista Pirelli era uno spaccato della storia delle arti figurative, della grafica. Adesso per l’occasione bozzetti e disegni originali da Belle Epoque e da futurismo agli albori, sono tutte raccolte in un voluminosissimo volume. Quando la pubblicità era buona come il pane, non era invasiva, volgare e stridente come quella alla quale siamo abituati oggi, quando eravamo poveri ma belli. A tagliare il nastro delle grande abbuffata in giardino, bignè salati, tartine e bollicine, Marco Tronchetti Provera e la bella Afef, in jeans e camicia morbida di seta giallo pallido. A fare gli onori di casa il duo di Antonio Gallo e Calabrò.

Il nome dell’opera è pretenzioso, “Il Terzo Paradiso“, ma trattandosi di Michelangelo Pistoletto, animatore e protagonista della corrente dell’arte povera (ma dalle quotazioni stratosferiche) siamo abituati alle sue provocazioni (come la Venere di stracci). Le cose sono andate così Pistoletto incontra Francesco Casoli, presidente di Elica, azienda leader mondiale di cappe aspiranti per uso domestico, quotata in Borsa e dai numeri da capogiro: 18 milioni di cappe all’anno per un fatturato all’incirca di 450 milioni di euro. E tutto nacque nel 1970 da un’intuizione di Ermanno Casoli, nato a Fabriano, cittadella operosa delle Marche. E mentre il figlio Francesco entrava in fabbrica a 16 anni e di tempo per bighellonare con gli amici ne ha avuto ben poco, altri stabilimenti nascevano in Polonia, Germania, Messico, India e Cina. Per quel binomio irresistibile di arte e impresa, comunicazione e condivisione, Francesco ha incominciato a invitare in fabbrica artisti di fama internazionale in uno scambio “virtuale” di sinergie: l’artista prendeva spunto dalla catena di montaggio e l’operaio partecipava al “momento creativo”, fino alla mise en place dell’oggetto di design. Breathe Difference (respira la differenza), questo vale per i 3400 dipendenti, questo è la linfa della Fondazione Ermanno Casoli. E nello showroom Elica di via Pontaccio 8 (Milano) tira aria nuova di estetica aziendale. E si sfiora, si adula, si tende la mano al “Terzo Paradiso”. Anche solo per un selfie!

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