“Non lasceremo Roma in mano ai ladri”. Matteo Renzi interviene al raduno dei Giovani democratici e si rivolge a quella che dovrebbe essere la classe dirigente futura del Partito democratico. Festeggia l’anniversario della sua vittoria alle primarie nel 2013, ma parla anche dell’inchiesta “mafia capitale” che ha travolto il Campidoglio. “La capitale è troppo bella per lasciarla in mano a della gentaccia. Camminate a testa alta perché questo è il tempo della giustizia. Noi facciamo pulizia al nostro interno. Tra noi c’è chi non dorme da una settimana per una foto scattata quattro anni fa. Sappiate che farsi un selfie non è come prendere una tangente. E chi prende una tangente con noi ha chiuso”. Il riferimento è al ministro del Lavoro Giuliano Poletti che in una foto diffusa negli ultimi giorni compare al fianco di Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative e delle mazzette arrestato e considerato il braccio operativo di Massimo Carminati. “Non mi basta lo sdegno delle prime 48 ore, bisogna fare rapidamente i processi, chi è colpevole paghi fino all’ultimo centesimo e all’ultimo giorno perché non è possibile che in Italia non paghi nessuno. Ogni giorno chiederemo che si facciano velocemente i processi”.

Il presidente del Consiglio, maglione rosso e camicia bianca, interviene a “Factory365” tra una battuta su e con il presidente Pd Matteo Orfini (“La maglia rossa? A stare con Orfini succedono cose drammatiche”) e un discorso generale sulla politica internazionale. Lo ascolta una platea di giovani aspiranti dirigenti, di cui molti solo da poco si sono riscoperti renziani. “Molti di voi l’8 dicembre dello scorso anno forse non erano con me. Ma io vi dico: questo è il primo di quattro anni pieni che faremo insieme. E faremo una cosa semplice: cambiare l’Italia. Perché come lo dite voi: o lo facciamo noi o non lo fa nessun altro. Noi abbiamo preso questo Paese ma non dobbiamo restituirlo più bello. Ma più semplice. Più capace di entusiasmarsi. Abbiamo fatto una cosa semplice: abbiamo vinto. E vincere non è solo bello. Convincere noi stessi che siamo all’altezza di questa gigantesca sfida. Vi chiedo di essere gruppo dirigente”.

Renzi non ha voglia di fare nuovi annunci o di parlare di riforme. Così oltre la condanna delle tangenti romane, resta sul generale e si limita a invocare la passione politica per i giovani “che può fare la differenza”. Prima di lui il coordinatore nazionale Matteo Baldini che in camicia bianca stile premier fa il suo discorso di chiusura. Renzi a un anno dalle elezioni parla dei nemici politici che in dodici mesi sono cambiati. “Grazie a voi nel 2015 Grillo torna a fare spettacoli. Non è vero, come dice l’M5s, che ognuno vale uno, ciascuno conta come gli altri. Ma ognuno di voi se vi mette in gioco vale qualcosa di più. Grillo torna a fare i suoi tour grazie al vostro, al nostro lavoro. E questo è un bene per lo spettacolo”. Quando l’8 dicembre del 2013 il presidente del Consiglio prese la guida del Pd, il Movimento 5 stelle era il vero nemico. Uscito ridimensionato dopo le elezioni Europee e le Regionali della scorsa settimana, adesso cerca di stare al passo della Lega Nord di Salvini. Ed è al leader del Carroccio che Renzi rivolge la seconda parte del suo discorso: “Non possiamo avere paura di Salvini. Non fa paura, e mi riferisco alle idee politiche e non alle copertine (le foto del leader del Carroccio pubblicate da Oggi ndr).. Io ho fatto Fonzie, lui può fare l’orso Yoghi. I campi rom noi li abbiamo smantellati, nella legge di stabilità mettiamo 200 mln per le periferie, queste situazioni non si risolvono con manifestazioni e demagogia. Non serve la demagogia di chi da 20 anni ti rappresenta ma non è stato in grado di risolvere problemi”.