Mentre racconta di tutta la strada che ha fatto fin qui, la voce si piega in un sorriso. Il Verucchio Music Festival festeggia quest’anno la sua trentesima edizione e lui, Federico Mecozzi, polistrumentista e 22 anni compiuti a marzo, ogni estate torna tra le vie arroccate dell’antico feudo romagnolo in cui è nato per suonare insieme al maestro Ludovico Einaudi. Con sei appuntamenti musicali di prestigio ospitati nel Sagrato della Chiesa Collegiata, il festival della cittadina medievale a 18 km da Rimini è diretto proprio dal celebre pianista e compositore piemontese da ormai dieci anni, ma negli ultimi cinque la nota più alta e applaudita la suona Federico, diventato parte fondamentale della formazione di Einaudi dal 2009, grazie ad un incontro avvenuto proprio a Verucchio, nel 2008. “Ludovico – racconta Federico – aveva già preso in mano la direzione artistica del festival da alcuni anni e, quando quell’estate decisero di conferirgli la cittadinanza onoraria, io lo omaggiai rivisitando il suo famoso brano I Giorni con il violino elettrico. Già da qualche tempo improvvisavo sulla base originale e ogni volta il risultato era sempre diverso; anche in quell’occasione improvvisai e lui rimase molto colpito. Da lì, ci siamo conosciuti e siamo rimasti in contatto per circa un anno”. Poi, la telefonata inattesa per la tournée di Night Book. Federico era ancora minorenne e “tutti erano preoccupati”, racconta. “Ricordo ancora quando mi chiese di poter telefonare a mio padre per l’autorizzazione. Per me, che ero un fan da sempre, è stata un’emozione fortissima”.

La musica che Federico scrive e suona è assimilabile al concetto di post-moderno e lui si spinge oltre, definendosi un “violinista pop”. Non aveva mai pensato di diventare violinista prima di iscriversi al Conservatorio (istituto pareggiato di Rimini), a 12 anni: “Complice la mia profonda passione per De André – prosegue – suonavo la chitarra e nella mia testa ero un chitarrista e, soprattutto, un cantautore. Poi si cresce e si cambia strada. Non ero interessato alla chitarra classica, e così ho scelto il violino quasi per caso, poi c’è stato l’innamoramento. Penso che si possa essere chitarristi anche per hobby, violinisti no”. La sua attitudine alla musica leggera, in contrapposizione a quella classica, lo ha fatto sentire a casa quando, accompagnando Einaudi, si è trovato a calcare i palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo, come la Royal Albert Hall di Londra. “La composizione è la mia prima fonte di sfogo – sottolinea –. Nel suonare faccio molta improvvisazione e amo mettere del mio. Con la musica di Einaudi mi sono trovato subito a mio agio e anche personalmente abbiamo un feeling particolare. Oggi, dopo aver girato tutto il mondo insieme, posso considerarlo un amico, una persona disponibile e cordiale, caratteristiche che difficilmente ti aspetti di trovare in qualcuno con la sua fama”.

Europa, America, Australia, Cina, Russia: la vita di Federico, diplomato al liceo linguistico, è diventata grande suonando e viaggiando, ma ogni volta tornare a casa, nel cuore della Val Marecchia, fa accelerare il respiro. Dopo ospiti come Vinicio Capossela, Paolo Nutini, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Emiliana Torrini, José Gonzales, Gustavo Santaolalla, Randy Newman, quest’estate ad aprire il Verucchio Music Festival è stato Goran Bregovic, sabato 19. A seguire, martedì 22 e mercoledì 23, si sono esibiti rispettivamente i Calexico e i Penguin Cafè. Questa sera, alle 21:30, dopo l’acclamatissimo sold out di due anni fa, tornerà Yann Tiersen, compositore bretone noto al grande pubblico per le colonne sonore di film come “Il favoloso mondo di Amélie” e “Good Bye Lenin”, mentre martedì 29 sarà la volta di Raphael Gualazzi. “E’ sempre bello giocare in casa – commenta Federico –. Il festival è cresciuto tantissimo, anche gli stessi nomi di quest’anno parlano da soli. Purtroppo ho sempre poco tempo, ma suonare a casa in un certo senso è più emozionante anche del suonare in un teatro prestigiosissimo. Esibirmi davanti alle persone che conosco, alla mia famiglia e agli amici è una grande responsabilità”.

Federico si troverà faccia a faccia con il suo pubblico sabato 2 agosto, con un ruolo ancora diverso e nuovo: accompagnerà infatti il maestro Einaudi al pianoforte nel tradizionale concerto di chiusura. A Verucchio, Einaudi porterà in scena Le Piano Africain, composizione per 6 pianoforti, 2 marimbe e 4 balafon, strumento a percussione africano simile alla marimba, soprannominato Piano Africain per la sua antica parentela con il pianoforte. Il progetto, pensato come una sorta di concerto-installazione per l’evento Piano City tenutosi a Milano lo scorso maggio, si sviluppa intorno a degli elementi derivati dalla musica dell’area di provenienza del balafon, in particolare del Mali, che vengono sviluppati dall’ensemble attraverso un gioco di trame ritmiche, melodiche e timbriche con il risultato di un suggestivo affresco sonoro, un dialogo tra culture diverse, tradizione orale e scritta, partitura classica e improvvisazione. “In questo tipo di spettacolo – conclude Federico – si è travolti dalla musica essendoci dentro, si crea un’atmosfera difficile da spiegare e a contribuire ci sono anche i musicisti africani, che suonano con una gioia invidiabile, in modo svincolato da qualsiasi schema. Nella struttura dei brani c’è sempre un momento in cui puoi mettere del tuo, non ci sono parti predefinite, e suonare il piano con Ludovico è un’altra gratificazione”.