Prendete il fascino di un isolotto situato nel porto di Copenaghen, aggiungete le sdraio dove abbronzarsi mentre si gustano prelibatezze gastronomiche, unite un tocco di musica di provenienza genuina come i gruppi strumentali e i djset che fanno spesso da sottofondo al vocio del mercato e troverete uno dei market culinari di strada più organizzati al mondo: il Copenaghen Street Food. Si tratta di un nuovo mercato aperto lo scorso aprile e sorto nella capitale danese esattamente nell’isola Papirøen (“Isola della Carta”, visto che in quest’area si stoccavano i prodotti cartacei arrivati al porto di Copenaghen) a ridosso della famosa area di Cristiania, a poca distanza da uno dei ristoranti più famosi del mondo, il Noma dello chef René Redzepi.

Non si tratta di un esperimento isolato, visto che a Lione, Parigi (curiosa l’iniziativa dello “Sweet Food”) e Londra esistono da tempo spazi dediti alla vendita dello street food. Insomma, la popolarità del cibo di strada è in netta crescita come tra l’altro dimostra il successo degli “Street food selfie”, inventati da Nick Mollberg. La particolarità del complesso di Copenaghen, data la sua recentissima gestazione, è l’aver creato un collettore di prodotti “urbani”: “Questa città ha bisogno di un mercato folk e cheap – spiega l’ideatore Jesper Møller, ristoratore con quattordici anni di esperienza alle spalle – Il Copenhagen Street Food offre finalmente uno spazio per tutti gli chef e gli imprenditori che non hanno la possibilità di investire grandi cifre, ma anche per gli artisti, i musicisti e chiunque voglia partecipare”.

Un luogo di diffusione dei saperi urbani, oltreché una vetrina per gli espositori dello street food, dove il minimo comune denominatore è la cultura di strada, sia questa presentata attraverso uno strumento musicale o piuttosto per mezzo di un sandwich ricercato da mangiare al volo. Oggi il Copenaghen Street Food ospita 40 food trucks con un’offerta gastronomica che varia dal cibo di strada cubano al classico Fish ‘n’ Chips (tipico street food dei Paesi Bassi e scandinavi), dalla pizza agli hot-dog, ma anche piatti basati sul salmone e sui gamberi fino alla carne alla griglia e alle pietanze tailandesi o francesi.

Lo slogan del mercato di Copenaghen è Genuino, onesto ed estetico: tre qualità che si esprimono attraverso elementi diversi. Il Copenaghen Street Food è onesto perché il prezzo degli alimenti serviti è “di strada”: un’offerta di piatti completi a meno di 8 euro (poco, se si considerano i listini alimentari danesi). È genuino perché i prodotti principali venduti e serviti sono biologici ed ecosostenibili, e ha infine un’attenzione estetica tipica della cultura nordica: tavoli di legno, vecchi gazebo riconvertiti in ristoranti, candele ovunque oltre alle già menzionate sdraio che affacciano sul canale della città e fanno da contorno al market della capitale danese.

L’obiettivo degli organizzatori, come spiega Dan Husted, il secondo ideatore del mercato di Copenaghen, è tutelare la qualità e incentivare lo sviluppo dei ristoratori di strada: “La cultura dello street food è una delle tendenze culinarie attualmente più importanti e vorremmo che questo progetto diventi una sorta di incubatore di imprese concreto, dove piccoli imprenditori della ristorazione possano investire senza rischiare troppo, in modo tale che la loro unica preoccupazione sia quella di cucinare bene”.

Altra caratteristica di questo market è l‘inclusività, ovvero la possibilità per chiunque lo desideri di affittare uno spazio in questo emporio. Una volta raccolte le informazioni necessarie sul sito e inviata la domanda, una Food Committee valuterà le domande in base ai concetti quali sostenibilità, prezzo, qualità, aspetto e originalità. Alla fine, per affittare uno spazio mensilmente servono circa 335 euro e spendendo fino a 600 ci si assicura uno stand medio-grande: si paga inoltre un una tantum (circa 500 euro) per iscriversi all’Associazione culturale che gestisce il Copenaghen Street Food. Chissà che a qualche fan di Chef Rubio non venga in mente di proporre i suoi prodotti nel nuovo mercato danese.

di Gianluca Schinaia

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