Della “trasparenza” il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani ha fatto la sua bandiera. Dalla campagna elettorale alla gestione dell’emergenza post terremoto, infatti, la metafora usata dal commissario straordinario alla ricostruzione era sempre quella: un’amministrazione come “una casa di vetro”, “accessibile” e dalle pareti, appunto, “trasparenti”. Invece, a bocciare la capacità del fortino rosso del Partito Democratico di informare i cittadini circa le proprie attività, secondo i criteri stabiliti dal decreto legislativo 33 del 2013, è il ministero per la Pubblica Amministrazione, che il portale della Regione Emilia Romagna lo classifica solo al quattordicesimo posto. Quintultimo, insomma, nella graduatoria pubblicata sul sito web “la bussola della trasparenza”, che valuta il rispetto dei requisiti minimi di trasparenza dei portali online di enti locali, amministrazioni, ministeri, fino ad arrivare alla scuola e all’università, per contribuire, “anche grazie il coinvolgimento diretto dei cittadini”, al “miglioramento continuo della qualità delle informazioni online” come attuazione “del principio democratico” e costituzionale “di imparzialità, responsabilità ed efficienza” nell’utilizzo del denaro pubblico. Un risultato che “sorprende – sottolinea Paola Marani, consigliere regionale emiliano romagnolo del Pd – anche perché, in seguito al terremoto, l’Emilia Romagna ha puntato molto sulla trasparenza”.

Eppure, se le regioni più virtuose sono Basilicata, Umbria e Valle d’Aosta, i cui siti online sono stati tutti premiati dal punteggio pieno per aver rispettato al 100% i requisiti iscritti nella normativa, che riguardano “obblighi di pubblicazione concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni”, ma anche “l’uso delle risorse pubbliche” e “le prestazioni e i servizi erogati”, seguite da Puglia, Lombardia e Sardegna, 98,51%, peggio dell’Emilia Romagna, al quattordicesimo posto con un 22,39% di aderenza ai contenuti minimi definiti dalle linee guida della normativa, hanno fatto solo Molise, Campania, e poi il Friuli Venezia Giulia, ultima classificata con zero indicatori soddisfatti su 67.

Un voto che pesa se si pensa che proprio la “trasparenza” è il cavallo di battaglia del governatore Errani, contemporaneamente presidente della regione al terzo mandato e commissario alla ricostruzione dell’Emilia terremotata. Con quella parola, “trasparenza”, Errani ha risposto alle richieste, inoltrate a gran voce da sindaci e cittadini del “cratere”, di semplificare il tortuoso labirinto che si chiama burocrazia, un labirinto che “rallenta la ricostruzione delle case”, che scoraggia le imprese e che blocca persino prefetture, uffici comunali e tecnici. E sempre di “trasparenza” il commissario aveva parlato con orgoglio a dodici mesi dal sisma del maggio 2012, motivando una selva di 211 ordinanze con la necessità di rendere “tracciabili e controllabili tutti i passaggi di denaro” e di garantire “l’equità, affinché tutti gli aventi diritto possano accedere agli aiuti in condizioni di parità”.

Secondo “la bussola”, che ha analizzato, tra le altre cose, la presenza sul sito web di bilanci aggiornati, la pubblicazione di bandi e informazioni utili a monitorare l’andamento e le attività dell’amministrazione, e poi dati e disposizioni generali, però, quella trasparenza all’Emilia Romagna manca. Anche se ad andare male all’esame del ministero non è solo il portale del parlamentino di viale Aldo Moro. Scorrendo l’elenco delle Province, per esempio, se Forlì – Cesena conquista un virtuoso 100%, seguita da Reggio Emilia, 95,45%, da Ferrara, 93,94%, Modena, 80,30% e da Parma, 78,79%, Bologna, Piacenza, Rimini, brillano in negativo: nessuna delle tre amministrazioni, infatti, rispetta alcuno dei 67 parametri previsti dal decreto sulla trasparenza.

Per quanto riguarda le città invece, terzo posto in classifica per il Comune di Parma guidato dal sindaco a 5 stelle Federico Pizzarotti, che sul voto “trasparenza” conquista la promozione con un 96,92%, superando la diciassettesima classificata Bologna, ferma al 76,92%, che per la gestione della rete civica Iperbole spende annualmente 117.000 euro. Più in alto della città ducale solo Rimini, prima in lista con il 100% dei requisiti soddisfatti, e Modena, al secondo posto, 98,46%.

“Sono stupita di questa critica anche perché il portale è aggiornato in tempo reale, i dati sono accessibili e spesso cittadini e imprese hanno lamentato una dilatazione dei tempi tecnici della ricostruzione proprio perché il sistema è completamente informatizzato – continua Marani – del resto, in seguito al terremoto, si è reso necessario prestare particolare attenzione al tema dell’infiltrazione mafiosa nel mercato edile prima fermo”.

Concorde con la “bocciatura” del sito web dell’amministrazione regionale è invece il Movimento 5 Stelle, che alla giunta ha presentato un’interrogazione “per sapere quali iniziative la squadra di Errani intenda porre in essere per recuperare questi poco decorosi risultati”. Secondo il capogruppo Andrea Defeanceschi le lacune da colmare, infatti, sarebbero diverse, “specie riguardo alle questioni relative all’organizzazione dell’ente, alle consulenze, agli incarichi amministrativi, ai documenti di bilancio, ai pagamenti, ai servizi erogati e alle società partecipate”. “Perché l’informazione sia corretta – conclude il consigliere regionale a 5 stelle – il sito deve essere anche fruibile. E non lo è. Spesso faccio fatica a trovare dati sulle mie stesse attività”.