Il 15 luglio alle 21 al Teatro Auditorium Manzoni di Bologna arriva il Dr.House, alias Hugh Laurie che, accompagnato dalla Copper Bottom Band, darà vita ad un concerto blues, in esclusiva italiana.

Messe in naftalina dal maggio 2012 le scoperte di patologie rare tre la quattro capienti mura del Princeton-Plainsboro Teaching Hospital, nel New Jersey, Laurie/House ha ricominciato a coltivare la sua passione per il blues producendo, tra il 2011 e il 2013, due album targati Warner Bros.

Il primo, Let them talk, che ha scalato le classifiche di Regno Unito e Francia, è ispirato al blues di New Orleans, con ben più debiti di un brano usurpato – Tipitina – a Dr. John, e con un inaspettato esordio performativo dell’amato medico “zoppicante” al pianoforte, alla chitarra e soprattutto al canto con una timbrica simile all’Eric Clapton bluesman che duettava con B.B.King.

“Non sono nato in Alabama nel 1890”, spiegò Laurie due anni fa all’uscita dell’opera prima, “ma sono un bianco, inglese e di classe media, con il mito dell’American South”. Quella miscela musicale esplosiva di fiati copiosi, ritmica mai invadente, e accordi bassi al piano provenienti da dentro la palude.

Poi è stato il turno il 6 maggio del 2013 di Didn’t it rain dove Laurie ha deviato verso la soul music anni cinquanta – Unchain my heart con un sax baritono a fare da controcanto o il classico folk Swanee river che sembra suonato da Jerry Lee Lewis – pur rimanendo ancorato ad arrangiamenti personalissimi, quasi più orientati verso un proprio mood ritmico rallentato che a qualsiasi altra capziosa diavoleria per crearsi una nicchia di pubblico raffinato.

“Ho deciso di guardare avanti, più in profondità, nella foresta della musica americana che mi ha incantato fin da quando ero un ragazzino”, ha commentato l’uscita del suo secondo album, “E più vado in profondità, più sono stregato dai canti e dalle persone con cui ho avuto la fortuna di suonare”. Ecco allora almeno un paio di ospiti di rilievo per Didn’t it rain come Gaby Moreno e il chitarrista Taj Mahal.

Infine, la colonna vertebrale di un live possente e vibrante, la Copper Bottom Band, come descritta nel lancio del tour che sta attraversando Russia, Polonia, Germania, Paesi Bassi e Austria (dove Laurie in versione bluesman è quasi più popolare del beniamino Falco, n.d.r.): Jay Bellerose è alla batteria e suona come un Noè che costruisce l’arca per gli animali che vuole traghettare; David Piltch, al contrabbasso, è allo stesso tempo il galleggiante e l’ancora della barca; Greg Leisz e Kevin Breit sono compagni di trincea, si scambiano la chitarra come le razioni di sigarette. Lo straordinario Vincent Henry è affiancato dal giovane Robby Marshall (un altro veterano della sessione di fiati di Let Them Talk). Con loro, Elisabeth Lea al trombone, che offre tutta la forza di New Orleans. Alle tastiere troviamo Patrick Warren che con i suoi tasti moderni ed esoterici ha un ruolo essenziale nel gruppo. A lui si unisce Larry Goldings sul Hammond B3, per dare più potenza quando la musica lo richiede.

Per info: www.auditoriumanzoni.it