Curiosità. Stupore. E l’immancabile battuta «ma che fai, prima ti ubriachi e poi dipingi?». Sono queste le reazioni più comuni dei visitatori di una mostra molto speciale, quella dei “Dipinti ubriachi”, una serie di 20 tele realizzate esclusivamente utilizzando il vino rosso, e più precisamente lo Sforzato di Valtellina DOCG 2002. Appassionati di calici e di arte che si ritrovano al Ristorante El Brellin di Milano (Alzaia Naviglio Grande 14, vicolo dei lavandai), dove l’esposizione si sarebbe dovuta concludere il 19 dicembre scorso ma, grazie all’ottima affluenza di pubblico, è stata prorogata almeno fino a fine 2012.

Innovazione. L’autore è il milanese Miky Degni, professionista della comunicazione con un’agenzia nel quartiere Ticinese, uno dei cuori della creatività meneghina, e pittore con opere selezionate anche per la Biennale di Venezia dell’anno scorso. Ed è proprio dalla fusione di queste multiformi attività e di un naturale spirito da sperimentatore che sono nate queste particolari opere: «Quando i clienti me lo consentono cerco di proporre loro dei canali di comunicazione meno tradizionali – spiega Degni – sfruttando l’arte come mezzo di trasmissione del messaggio. I dipinti ubriachi, ad esempio, sono nati in origine per un lavoro realizzato per un’azienda vinicola valtellinese». E così hanno preso vita circa una quarantina di tele, realizzate tra il 2008 e il 2011 sfruttando tutte le sfumature del Nebbiolo e con soggetti che svariano dai paesaggi ai ritratti fino al figurativo: «I quadri venivano utilizzati durante eventi e degustazioni a sfondo vinicolo, ed in seguito sono stati esposti in varie zone della Lombardia, ma anche in Sicilia».

Passione. Ma perché il vino? «Amo berlo e ammiro la passione e l’energia che i produttori vinicoli mettono nel loro lavoro, le stesse che io cerco di esprimere in tutto ciò che faccio. Perciò mi è sembrato lo strumento giusto per assecondare la mia volontà di trovare tecniche innovative di comunicazione artistica e pubblicitaria. E nel farlo mi sono divertito al punto che questa mia ricerca continua tutt’oggi sperimentando altri vini, come ad esempio il Nero d’Avola che ha caratteristiche diverse dal Nebbiolo». Tutto con un procedimento molto semplice: «la logica è la stessa di un dipinto ad acquerello. Utilizzo il vino puro senza diluirlo, altrimenti perderebbe consistenza. E prediligo vini corposi perché il colore deve penetrare nella carta ed essere visibile. Poi a fine lavoro applico una sostanza fissante». Un’idea semplice per una “degustazione” davvero particolare che ha conquistato i milanesi. E che oltre al significato artistico racchiude in sé anche un messaggio alle aziende di ogni settore in questo periodo di crisi: «Bisogna osare di più – conclude Degni – perché la creatività può essere un mezzo per superare questo momento complicato. Anche senza budget faraonici. Non occorre tanto denaro, servono le idee».

di Paolo Scandale

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