Lungo il confine tra California e Baja California, tra Stati Uniti e Messico, dal lato gringo c’è una cittadina che si chiama Calexico. Sull’altra sponda, in territorio messicano, la città si allarga in una più ampia area urbana denominata, indovinate un po’, Mexicali. Ora, come avrete intuito, i nomi Calexico e Mexicali derivano proprio da un gioco di parole in cui California e Mexico vengono fusi in un ibrido neologismo. Quale ragione sociale più appropriata avrebbe potuto ordunque assumere una band di yankee di Tucson, Arizona, che si era proposta di fondere la tradizione country-folk dei cowboys, del deserto e della Frontiera con la calda e passionale musica dei mariachi messicani?

Che poi, in fondo, sin dall’epoca in cui gli americani iniziarono a spingersi verso Ovest per colonizzare nuovi territori, la storia di Stati Uniti e Messico è sempre stata una storia comune, è sempre andata di pari passo: la guerra di metà Ottocento tra i due paesi, gli strettissimi rapporti commerciali odierni caratterizzati dal NAFTA, il North American Free Trade Agreement, e dalle maquiladoras, le zone economiche franche sul confine, nonché la stessa composizione etnica e sociale della società americana stanno lì a testimoniarlo. Per non parlare di tutta l’annosa questione relativa all’immigrazione clandestina che oltre ad un drammatico numero di vittime ha generato una sorta di filone letterario e cinematografico: ultimi fulgidi esempi The Three Burials of Melquiades Estrada (Le tre sepolture) di Tommy Lee Jones e No Country For Old Men (Non è un paese per vecchi) di Cormac McCarty compreso il relativo film dei fratelli Cohen. All’inverso, la fuga verso il Messico è un vero e proprio tòpos intramontabile del noir americano: Jim Thompson, l’autore di The Getaway, docet.

Joey Burns e John Convertino ovvero i fondatori e da sempre titolari dei Calexico hanno iniziato a suonare insieme nei primissimi Novanta come sezione ritmica dei Giant Sand di Howe Gelb e, dopo aver fondato e lasciato i Friends of Dean Martinez, hanno pubblicato il loro primo album nel 1996 per la tedesca Hausmusik, etichetta che all’epoca aveva l’occhio lungo per le migliori band teutoniche ma non solo. Il primo disco del duo è una perla alternative country di rara bellezza: un disco grezzo, composto da schiette, delicate, ispiratissime ballad a bassa fedeltà che hanno già l’impronta meticcia ed il marchio del songwriting di razza. Canzoni che come la sabbia del deserto ti restano addosso, ti entrano nelle scarpe e non te le levi più di torno: ti accompagnano per il resto della vita perché hanno i ritmi e le parole della quotidianità. Molti pensano che questo sia il primo disco dei Calexico ed in effetti lo è ma in realtà il disco all’epoca uscì come album omonimo di un progetto denominato Spoke. Certo, la differenza è soltanto nominale ma sapete che il sottoscritto, che sedici anni fa comprò l’album in vinile ancora fresco di stampa, è molto preciso e puntiglioso su questi aspetti.

Da quel momento il passaggio alla Quarterstick, una delle etichette di assoluto riferimento del post-rock americano (in catalogo Rodan, Rachel’s, Shipping News, June of 44, tanto per intenderci) e dopo l’immediata ristampa del disco di debutto giunge subito il migliore album della discografia della premiata ditta Burns Convertino. The Black Light del 1998 è il capolavoro della band che focalizza e definisce uno stile più ricco, corposo e musicalmente sfaccettato rispetto al pur splendido esordio e che trova ora i suoi punti di forza ed ispirazione nella musica dei gruppi di mariachi, con ampio uso di fiati, archi, fisarmonica ed altro ancora: un pezzo su tutti è perfettamente rappresentativo di questo stile e sempre spettacolare dal vivo, quando i Calexico vengono accompagnati da uno stuolo di musicisti, ovvero l’irresistibile Minas de Cobre (For Better Metal), diventato a tutti gli effetti un classico immancabile del loro repertorio.

Pur tenendo aperto un doppio canale di uscite discografiche grazie alla loro label Our Soil Our Strenght tutti i dischi più importanti della band sono usciti successivamente per l’etichetta di Chicago, da Hot Rail a Feast of Wire, da Garden Ruin a Carried to Dust, lasciando intravedere un progressivo slittamento e scivolamento verso forme più orecchiabili, di pari passo con l’incremento del loro successo di pubblico, mantenendo comunque fede alla loro matrice originaria, al contempo raffinata e popolare. Nel solco di questo percorso verso una platea più ampia è perfettamente inquadrabile anche il nuovo album uscito a settembre per la City Slang, intitolato Algiers, il cui materiale verrà certamente presentato nel concerto che i Calexico terranno mercoledì 14 novembre 2012 sul palco dell’Estragon di Bologna. In apertura l’indie-folk dei Blind Pilot