Dieci nuove aree del Dna associate al diabete di tipo 2, la forma legata a doppio filo con l'”epidemia” di sovrappeso e obesità, sono state scoperte da un team internazionale di ricercatori in uno studio pubblicato su ‘Nature Genetics‘. Il lavoro, coordinato dall’università di Oxford, dal Broad Institute di Harvard, dal Mit e dall’università del Michigan di Ann Arbor (Usa), porta a oltre 60 il numero complessivo di geni imputatì nel cosiddetto diabete adulto o non insulino-dipendente, responsabile secondo le autorità sanitarie mondiali di una pandemia che rischia di colpire in età sempre più precoce.

La scienza è ora più vicina a completare il puzzle genetico della malattia del sangue dolce. Gli autori hanno analizzato il Dna di circa 35 mila pazienti con diabete di tipo 2 e di 115 mila persone sane, individuando appunto dieci nuove regioni in cui particolari variazioni genetiche possono essere associate al rischio di ammalarsi. Per due di queste porzioni di genoma sono stati osservati effetti diversi negli uomini e nelle donne: una è legata a una maggiore probabilità di diabete nei maschi, l’altra nelle femmine. “Questo studio ci porta un passo più vicini alla comprensione totale della biologia del diabete – commenta Mark McCarthy del Wellcome Trust Centre for Human Genetics dell’università di Oxford – E’ difficile sviluppare nuovi farmaci per combatterlo, senza prima avere capito quali processi biologici dobbiamo colpire. Con questo lavoro siamo più vicini a fare gol”.