Se gli antichi Giochi servivano (anche) come sospensione delle guerre in corso, il vecchio spirito olimpico che in molti danno per disperso potrebbe manifestarsi nuovamente domattina nella sfida di ping pong tra Nord e Sud Corea: due paesi che, tecnicamente, sarebbero in guerra da più di sessant’anni. In realtà lo sport è stato più volte occasione d’incontro tra le due nazioni, separate dal 38º parallelo, dal sistema di governo e dalle ragioni politiche della Guerra Fredda, più che da profonde ragioni storiche interne. Se è vero che nel 1988 la Nord Corea boicottò le Olimpiadi sudcoreane, tre anni dopo fu proprio grazie all’occasione dei Mondiali di ping pong che per la prima volta sventolò una bandiera coreana unificata in un’occasione ufficiale.

D’altronde il ping pong è storicamente foriero di pace, visto che lo storico incontro tra Nixon e Mao Zedong del 1972 che sancì la non belligeranza tra le due superpotenze americana e cinese fu preparato, oltre che dalla paziente tessitura diplomatica di Kissinger, anche e soprattutto da diversi incontri bilaterali… di ping pong. Qui a Londra, poi, le due nazionali coreane sono rispettivamente terze (Sud) e ottave (Nord) nel medagliere olimpico: una posizione eccellente che sarebbe straordinaria se i due contingenti fossero unificati. E qualcuno ha evidentemente pensato che lo fossero già, magari sotto l’egida della Sud Corea, quando il 25 luglio nel match di calcio femminile tra Nord Corea e Colombia sul tabellone luminoso dello stadio è apparsa la bandiera sudcoreana.

Avessero almeno usato la bandiera utilizzata nella storica partita di calcio dell’amichevole della riunificazione del 1990 – l’anno prima della squadra coreana unita ai mondiali di ping pong – non si sarebbe sfiorato l’incidente diplomatico. Domattina all’ExCel Centre, addetti ai tabelloni luminosi permettendo, non sono previsti incidenti: né politici, né diplomatici. Così come è filato tutto liscio giovedì nella gara di pallanuoto tra Serbia e Montenegro (terminata in parità 11-11). Uno scontro tra due paesi che, seppure non in guerra tra loro, fino ad Atene 2004 gareggiavano come un’unica nazione e che si sono divisi solo sei anni fa, quando il Montenegro ha deciso di riconoscere l’indipendenza del Kosovo.

Eppure nella pallanuoto i ricordi della diplomazia politico-sportiva non sono felici come quelli del ping-pong. Fu proprio durante una partita di pallanuoto tra Ungheria e Unione Sovietica alle Olimpiadi di Montreal 1956, disputata sole tre settimane dopo la brutale invasione sovietica in Ungheria, che successe il putiferio. Con una rissa allucinante che coinvolse le squadre in acqua e gli spettatori sul campo. Piccole storie che raccontano come, in guerra o in pace, che poi il risultato porti ad accordi o consolidi invece distanze, lo sport nella modernità è sempre più considerato dalle diplomazie internazionali come la prosecuzione della politica con altri mezzi.