Scesero in piazza per protestare contro l’allora governo presieduto da Silvio Berlusconi e vennero bollati come gli “amici di Spatuzza”, da Gaspare, boss del quartiere palermitano di Brancaccio poi divenuto collaboratore di giustizia. E ora, a due anni e mezzo di distanza da quell’articolo, arriva la richiesta di rinvio a giudizio per Vittorio Feltri, ai tempi direttore del quotidiano Il giornale, che dovrà rispondere il prossimo 26 ottobre del reato di diffamazione davanti al gip di Milano Giuseppe Gennari.

A presentare la querela sono stati due blogger di Forlimpopoli, provincia di Forlì-Cesena, Giacomo Cortesi e Beatrice Sacchetti, attivisti del movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino. I due ragazzi romagnoli furono infatti non solo due partecipanti, ma ebbero anche un ruolo di organizzatori nazionali del No B. Day – il No Berlusconi Day – che si tenne a Roma il 5 dicembre 2009. Una manifestazione che portò in piazza San Giovanni 200 mila persone, riunite tramite un iniziale tam tam in rete e sui social network dopo la dichiarazione di incostituzionalità del lodo Alfano, quello “in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”.

Scopo della manifestazione era quello di chiedere le dimissioni del premier dopo il tentativo fallito di far passare uno scudo che lo mettesse al riparo dai processi, ma anche contro le manovre della maggioranza di mettere mano al settore giustizia. L’iniziativa dei blogger aveva raccolto in breve l’adesione di varie forze politiche d’opposizione e l’attenzione della stampa, tanto da essere seguita in diretta da network italiani come Rainews24 e Sky Tg24 ed europei, tra cui la televisione danese. E il risultato, che ha portato poi alla nascita del Popolo Viola, era stata la partecipazione dei 200 mila manifestanti.

Critico era stato il commento del Giornale uscito il giorno dopo. Nell’articolo che ha portato alla richiesta di rinvio a giudice di oggi di Feltri, si partiva con un titolo che recitava “Di Pietro: per fortuna che Fini c’è” e si proseguiva con l’occhiello in base al quale c’erano “in piazza gli amici di Spatuzza”. Ma sono stati anche altri i passaggi dell’articolo che non sono piaciuti agli attivisti di Forlimpopoli, che si sono rivolti all’avvocato Domenico Morace per presentare la loro querela. Nello specifico, si legge nella richiesta del pubblico ministero di Milano Isidoro Palma, un primo punto diceva che quei ragazzi “si alleano di fatto a Spatuzza, l’ominicchio pentito (per interesse) e confuso da una memoria approssimativa”.

E si proseguiva quindi: “[Spatuzza] insinua l’associazione esterna alla mafia del premier il cui governo ha catturato il maggior numero di criminali organizzati. Duecentomila persone in San Giovanni a Roma sono inconsapevolmente (ci auguriamo) diventate picciotti, gaudiosi complici del delatore-teologo-plurio-micida accusatore svanito del presidente del Consiglio. Allo show piemontese di venerdì si è aggiunta la pagliacciata di sabato, e la settimana di passione si è conclusa come peggio non poteva”.

Le accuse scaturite da questi passaggi hanno compreso la diffamazione e la violazione della legge sulla stampa offendendo – in base al capo d’imputazione – Giacomo Cortesi e Beatrice Sacchetti proprio perché organizzatori a livello nazionale della manifestazione. In autunno dunque il giudice per le indagini preliminari del capoluogo lombardo dovrà decidere se Feltri, nel frattempo passato a dirigere Libero e poi tornato al Giornale, dovrà essere processato. Si aggiunge così l’ennesimo guaio per il giornalista che ancora lo scorso dicembre è stato condannato a risarcire Gianpaolo Silvestri, fondatore dell’Arcigay ed ex senatore dei Verdi confluito poi in Sel, per un commento a sfondo omofobo nel corso di una trasmissione televisiva.