“La proroga del mandato del rettore di Parma? Si regge su un cavillo all’Azzeccagarbugli”. A parlare è Loris Borghi, preside della facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Parma e candidato (come continua a definirsi, “fino a prova contraria”) alle prossime elezioni per la guida dell’Ateneo. Da quando il rettore Gino Ferretti ha comunicato in Senato accademico il parere positivo del ministero alla proroga del proprio mandato per un altro anno, che sarebbe il tredicesimo di rettorato, Borghi sta cercando in tutti i modi di opporsi a questa decisione, appoggiato da molti altri accademici e dai sindacati. Così, dopo aver consultato cinque legali che hanno analizzato i documenti e le carte dell’Ateneo, ha deciso di interpellare direttamente il Miur.

In una nota indirizzata al ministro Francesco Profumo e al direttore generale del Miur Daniele Livon, e girata per conoscenza allo stesso rettore e ai colleghi universitari, il professore chiede di “rivedere l’opinione espressa nella lettera del 14 marzo 2012 in risposta alla nota del rettore di Parma del 2 marzo 2012”. Il documento sotto accusa è proprio quello con cui il Miur “ritiene condivisibile” l’opinione richiesta da Ferretti sul proprio rettorato. In sostanza, il rettore chiedeva se il proprio mandato dovesse intendersi prorogato fino al termine dell’anno accademico successivo all’adozione del nuovo Statuto universitario, e quindi fino al 31 ottobre 2013. La riforma Gelmini infatti dava la possibilità ai rettori in scadenza di rimanere in carica per un altro anno negli Atenei che avessero adottato il nuovo Statuto entro sei mesi di tempo, pena il commissariamento. Proprio in virtù di questo Ferretti nel 2011 aveva avuto una prima proroga fino alla fine del 2012. Ma la richiesta di marzo, in questo caso, riguarderebbe un ulteriore anno di mandato.

Secondo Borghi, “il cavillo” con cui il rettore si sarebbe assicurato il tredicesimo anno alla guida dell’Ateneo si nasconde nei tempi di adozione dello Statuto. Nella sua lettera di chiarimento al ministero infatti Ferretti riferisce come data di adozione del documento quella relativa alla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, avvenuta il 3 febbraio 2012 in seguito a modifiche apportate nei mesi precedenti. Cambiamenti che, sottolinea Borghi, “non hanno certo modificato la data di adozione dello Statuto”, che sarebbe avvenuta invece nel 2011. Per questo il preside di Medicina punta il dito contro le omissioni del rettore che “nella sua lettera di richiesta non ha dichiarato che lo Statuto è stato adottato il 14 aprile 2011 e non ha fatto cenno della proroga già avuta l’anno scorso”. Ferretti, scrive Borghi, “ricostruisce parzialmente e in modo non esatto quanto già è accaduto in questo Ateneo”.

Per concludere, il docente ribadisce al Miur che “Non vi è alcuna giustificazione né formale né sostanziale per un ulteriore anno di proroga all’organo monocratico”, soprattutto visto che nei prossimi mesi a Parma saranno rinnovati gli organi collegiali del Senato e del Cda. “Una siffatta situazione – continua la lettera – verrebbe ad interrompere un processo democratico già iniziato e a portare elementi di grave turbativa alla luce del principio costituzionale (art. 97) secondo il quale “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”.

Ora la grande attesa è per la risposta del ministero, che potrebbe mettere fine a questa intricata vicenda che ha suscitato aspre polemiche nell’ambiente accademico, ma che potrebbe anche aprire la strada a veri e propri ricorsi. A ben guardare, infatti, non ci sarebbe per ora nessun atto formale che delibera la proroga del mandato di Ferretti, in carica dal 2000. “Il Miur ha semplicemente dato parere positivo a una richiesta di chiarimento posta dal rettore sulla propria posizione – spiega Borghi – durante il Senato accademico Ferretti si è limitato a leggere le due lettere, ma non c’è nessun atto deliberato”. Il primo passo verso il chiarimento è quindi proprio la richiesta di un atto ufficiale del Miur, che scriva nero su bianco quello che sarà il futuro dell’Ateneo e del suo rettore.

di Silvia Bia