Un altro anno per il rettore Gino Ferretti. È la decisione del ministero per l’Università degli studi di Parma, che ha fatto slittare le elezioni per la carica più alta dell’Ateneo, provocando non pochi malumori nell’ambiente accademico. Tanto che c’è già chi minaccia un ricorso al Tar. A Parma era quasi tutto pronto per la campagna elettorale dei prossimi mesi, per il rinnovo degli organi di governo d’Ateneo e del rettore, quando una nota del ministero ha imposto un brusco cambio di rotta, prorogando il mandato di Ferretti alla guida dell’Università fino alla fine dell’anno accademico 2012/2013. Un fulmine a ciel sereno per molti colleghi, membri di Senato accademico e Cda, visto che la carica del rettore, eletto nel 2000, era già stata prolungata di un anno per via della riforma Gelmini.

Ad esprimere dubbi sulla legittimità del provvedimento è stato per primo Loris Borghi, preside della facoltà di Medicina, che nella riunione straordinaria del Senato accademico ha commentato con parole dure la comunicazione ufficiale. “Voglio capire la ratio di questa ulteriore proroga – commenta – e quale sia la finalità, visto che proprio negli organi maggiori, dopo l’approvazione del nuovo Statuto, era stato avviato l’iter per l’elezione dei nuovi membri di Senato e Cda, e in una seconda fase, del rettore”. Il preside di Medicina era stato il primo dei docenti universitari, mesi fa, a esprimere la propria disponibilità a candidarsi a rettore alle imminenti elezioni in programma a fine settembre, ma ci tiene a chiarire che “la mia opposizione non è una questione personale contro Ferretti né dipende dalla mia volontà di candidarmi. Aspettare un anno non mi preclude questa possibilità, ma quello che voglio è che ci sia trasparenza su questa decisione del ministero”.

Se è vero infatti che anche altri Atenei sono stati interessati dallo stesso provvedimento, a Parma pare che sia stato proprio Ferretti a porre al ministero la questione della sua proroga. In una lettera del 2 marzo il rettore chiede se “l’interpretazione” della validità del suo mandato fino al 31 ottobre 2013 sia condivisa dal ministero stesso. Una richiesta alla quale il Miur risponde con la nota firmata dal direttore generale, che benedice la proroga del mandato di Ferretti per un altro anno. “Farò visionare i documenti a dei legali per vedere se ci sono gli estremi per un ricorso” continua Borghi.

Il mandato di Ferretti, in scadenza lo scorso anno, era stato già prolungato, come previsto dalla legge Gelmini, per consentire l’adozione del nuovo statuto degli atenei imposto dalla riforma. Lo Statuto sarebbe stato adottato ad aprile del 2011, ma con i tempi delle osservazioni del ministero e delle modifiche apportate dall’Università di Parma, la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale risulta datata al 3 febbraio 2012. Sarebbe questa la motivazione per cui al rettore è stato concesso un anno in più in carica. Ma è proprio questa discordanza di date che è contestata da Borghi e da molti altri colleghi che sono pronti a unirsi a un eventuale ricorso. “La legge non prevede una seconda proroga – tuona Franco Ferrari, membro del Cda dell’ateneo ducale e coordinatore Unione sindacale di base – e non può essere certo una nota di un dirigente ministeriale a modificare una legge dello Stato. Tanto più che questa nota ‘decide’ tale proroga sulla base di una interpretazione della data di adozione dello Statuto che non trova alcun supporto nel testo della legge stessa. O è illegittima l’attuale proroga o era illegittima quella dello scorso anno”.
Secondo Borghi, anche la ricostruzione degli avvenimenti dell’ultimo anno che il rettore ha inviato al ministero, chiedendo chiarimenti sulla scadenza del suo mandato, lascerebbe molti dubbi. “Cosa sarebbe successo – si chiede il professore – se quella domanda non fosse mai stata posta?”
Ma il rettore Gino Ferretti risponde: “Ho semplicemente chiesto al ministero quando scadeva il mio mandato. Ho visto che in diverse università c’erano state delle proroghe per rettori nelle mie stesse condizioni e quindi mi sono informato sulla mia posizione”. Sulla missiva inviata al ministero, il rettore aggiunge: “Ho mandato una lettera di mezza pagina a cui hanno risposto, e i primi a saperlo sono stati proprio gli organi di governo dell’Ateneo”. Infine, sulla possibilità di accettare o meno di continuare a svolgere il suo ruolo, il rettore non ha dubbi: “Resterò all’Università con l’obiettivo di concludere le incombenze legate al nuovo Statuto – conclude, lanciando la sua sfida per gli anni prima della scadenza del mandato – Spero di poter realizzare il progetto della Federazione delle facoltà di Ingegneria, che vedrà riunite in un unico polo le università di Parma e di Modena e Reggio Emilia e Ferrara”.

di Silvia Bia