Giovedì 5 gennaio, apertura porte ore 21.30, inizio concerto ore 22.30 (costo 10 euro), Nada, accompagnata dai Criminal Jocker, salirà sul palco del Locomotiv a Bologna per il live tour di Vamp (Infecta/Edel), l’ultimo disco, uscito lo scorso 12 aprile, registrato tra Ferrara e i leggendari Abbey road studios di Londra da senz’altro una delle voci più rappresentative della musica italiana di sempre.

A intervistare una cantante con una biografia artistica, e una discografia lunga più di quarant’anni, un po’ di disorientamento soggiunge. Sul sito ufficiale di Nada ci sono gli scatti sequenziali di lei mentre dipinge l’autoritratto copertina dell’album, ci sono le date del tour di Vamp, di quello teatrale Musica Romanzo, gli abstract dei suoi libri, le foto sulla spiaggia, mentre fuma il sigaro, e un augurio, scritto da lei, il 25 dicembre. La cosa più semplice è partire da qui.

Come ha trascorso le feste?

Serena.

Sulla home page del suo sito c’è una sua riflessione sul Natale come una festa che ha ormai perso la sorpresa e l’autenticità di un tempo. Non pensa invece che, in termini di consumi, questo Natale sia andato diversamente?

Sì, è vero, ma che tristezza. Penso che la crisi ci porta sì a spendere meno, ma non credo che riconduca alla bellezza delle cose semplici; quello di quest’anno non è stato un risparmio spensierato, c’è la crisi sì, ma sinceramente non capisco bene chi sta male e chi no. La gente non spende perché non può e ha molte preoccupazioni, c’è tanta sofferenza dietro. Credo invece che queste feste abbiamo proprio perso il loro primo valore, non dico tanto quello religioso, c’è chi crede e chi no, ma l’importanza di fermarsi e godere, come una volta si godeva, delle piccole cose. Adesso vogliamo sempre di più, si perdono di vista le cose semplici.

Sarà al Locomotiv  con i Criminal Jocker? Come nasce questa collaborazione?

Ho conosciuto i Criminal Jocker grazie anche alla collaborazione con gli Zen Circus in Vamp. Lavoro con tanti gruppi emergenti che fanno musica nuova, e credo che i Criminal Jocker siano molto bravi. Si sono interessati a quello che faccio, gli Zen sono andati in tournèe e loro si sono proposti di seguirmi.

Lei collabora spesso con artisti giovani sempre con grande disinvoltura. Si sente sempre a suo agio?

Lo prendo come un complimento; ma io sto benissimo a lavorare con i giovani, e non capisco perché si debba fare una distinzione venti trenta quaranta, è una questione di testa, di carattere, di affinità. Al limite mi trovo più in difficoltà a stare con quelli della mia età. Penso che dovremmo restare tutti un po’ bambini, più sciolti, più liberi.

Ha registrato Vamp a metà tra gli Abbey road studios di Londra e Ferrara. Che rapporto ha con l’Emilia?

Bologna è una bellissima città, una puntata a Bologna non la facevo da tempo, e sono contenta di tornarci. A Bologna conosco tante persone, anche nei dintorni, molti musicisti. Ho lavorato con Massimo Zamboni e Ustamamò tra il 2004 e il 2005. Per l’ultimo disco invece ho fatto di Ferrara la mia seconda casa; sempre avanti e indietro dallo studio del produttore e amico Manuele Fusaroli, registravamo lì, e sempre lì abbiamo girato il video di Una canzone per dormire.

Vamp ha ricevuto critiche molto positive. Che cos’è che determina la più o meno riuscita di un disco, il suo successo?

Questo album è arrivato alle persone, perché è ben fatto, completo, e funziona. Quello che più mi piace e più importa nella creazione di un disco è il fatto più privato, il periodo che registro è in assoluto il più bello; quando stai per far nascere una cosa, e sei pieno di gioie e di paure, non sai come lo accoglieranno. Tutto così nuovo, fresco. Dopo passa, e inizi a promuoverlo, vai a incontrare le persone. Diventa tutto più routinario, ci si deve comportare in un certo modo, arrivano anche le critiche. Ma l’intimità della produzione, la collaborazione con chi lavora con me dalla prima idea alla registrazione, è in assoluto quello che più mi piace e importa.

Il comandante perfetto è un pezzo impegnato, pungente, dove il rimando alla situazione politica attuale è evidente. Come è nato questo brano?

L’attualità di questo brano è un fatto del tutto casuale, ma tutti mi hanno chiesto e mi chiedono di questo richiamo alla politica, e il suo “impegno” ha voluto che uscisse il singolo della canzone. Forse sarò anche stata influenzata indirettamente, ma io in realtà non pensavo a niente legato alla politica quando l’ho scritta. Io parlo sempre di sentimenti. Questa è stata un caso, è uscita a forza di respirare in giro, probabilmente. Ma è una semplice canzone.

Che effetto le fa riversi oggi quando, nel 1969, cantava Ma che freddo fa sul palco di Sanremo?

Mi sembra di guardare un’altra, a volte mi faccio tenerezza, altre simpatia, a volte non mi sopporto. Sinceramente non amo riguardarmi, quello che è fatto è fatto, anche se ogni tanto mi capita di rivedermi e… non ero male, ma neanche adesso.

Quanto e come è cambiata la sua voce in tutti questi anni?

Per me è difficile capire come percepiscono gli altri la mia voce, la mia voce è un fatto naturale, e la sento molto cambiata, molto migliorata. Ho imparato a usarla come uno strumento del mestiere, posso contaminare, sperimentare, faccio ricerca continua con la mia voce, non voglio fermarmi mai.

E’ considerata un’icona della musica indipendente.  Secondo lei i musicisti oggi possono davvero permettersi di scegliere di fare e vivere di musica “indipendente” come ha potuto fare lei?

Quanto non mi piace la parola “indipendente”, sono tutte etichette, si potrebbe chiamare musica più vera, più libera, non so, ma penso che la musica buona sia da questa parte, è quella che sta dal lato meno popolare, meno frequentato. Ci sono tanti gruppi che ci credono e continuano a stare qui, è una musica più vera la nostra. L’altra musica più pop, rarefatta funziona di più.

Lei è anche una scrittrice, il suo primo lavoro Le mie madri (Fazi editore, 2003), a cui poi è seguito il romanzo Il mio cuore umano (Fazi editore, 2008), è una raccolta di poesie. Come lavora Nada autrice?

Io non ho l’ispirazione e neanche l’illuminazione. Io ho bisogno di stare lì, provo e riprovo, penso , scrivo, e alla fine viene fuori.  Leggo molto, soprattutto classici, romanzoni, grandi storie di vita. A Natale mi hanno regalato  5/6 libri, tra cui uno che ho appena finito, si chiama Il prato di camomilla, è di Mary Wesley.

Un compagno, Gerardo Manzoli (ex bassista, dal 1963 al 1982, dei Camaleonti) da una vita, anche questo in controtendenza rispetto allo stile di vita degli artisti. Come ci è riuscita?

Si vive giorno per giorno, senza formula, direi che il segreto sta nella pazienza.

Per info info@locomotivclub.it – 3480833345

di Elisa Ravaglia