A Bologna la Cgil ha corso nuovamente da sola. Nonostante la pioggia, nonostante non ci fossero i cugini di Cisl e Uil, erano circa 1.500 i lavoratori e pensionatiche hanno partecipato al comizio in piazza in occasione della giornata di otto ore di sciopero contro la manovra del governo di Mario Monti. Così mentre nel resto d’Italia Susanna Camusso, era riuscita a trovare un compromesso con Cisl e Uil per una fermata del lavoro di tre ore, nel capoluogo emiliano (ma anche a Brescia, Reggio Emilia, Modena e Ferrara) la Cgil ha scelto nuovamente la via solitaria.

Danilo Gruppi, segretario della Camera del lavoro bolognese, ha continuato a difendersi dalle critiche, arrivate anche dagli stessi vertici nazionali del sindacato: “Quando mercoledì è arrivata la notizia che Cgil Cisl e Uil avrebbero scioperato insieme, il treno organizzativo del nostro sciopero era già lanciato. In mezzo c’era il ponte dell’Immacolata – spiega Gruppi, che già il Primo maggio aveva organizzato una manifestazione senza Cisl e Uil – e tornare indietro con tre ore unitarie sarebbe stato molto difficile. Ma da domani punto e a capo e cerchiamo l’unità”.

Sarà. Ma la strada verso l’unità potrebbe essere molto più in salita. Le otto ore bolognesi derivavano infatti dalla scelta di accorpare la protesta a quella della Fiom-Cgil, che oggi organizza uno sciopero nazionale di otto ore nelle fabbriche contro la politica contrattuale della Fiat. In Emilia Romagna la questione è molto sentita, vista la presenza nel territorio di fabbriche come la Magneti Marelli, la Cnh, la Ferrari. In queste fabbriche con la firma del nuovo contratto voluto da Sergio Marchionne potrebbe essere presto applicato il modello Pomigliano. Proprio un lavoratore della Magneti Marelli prende la parola dal palco: “Con il nuovo contratto in stile Pomigliano la Cgil sparirà dalla fabbrica e i nostri 300 tesserati lì dentro non avranno più voce”.

La Cisl bolognese sul punto Fiat era stata lapidaria: “A Bologna scioperiamo insieme se la Cgil toglie dal proprio volantino il riferimento alla arroganza della Fiat”. Con queste parole però il segretario bolognese del sindacato cattolico, Alessandro Alberani, aveva in pratica reso impossibile ogni accordo. Nella piazza sotto la pioggia, Bruno Papignani, segretario della Fiom bolognese e leader dell’ala dura, si gode la grande partecipazione di piazza e itronizza sulla cosiddetta “unità ritrovata”: “La vedremo domani l’unità, quando Cisl e Uil andranno a firmare il contratto separato con la Fiat”.

In piazza Roosevelt a Bologna, proprio davanti alla Prefettura, c’erano lavoratori e pensionati di tutte le età, venuti da tutta la provincia : “Ho iniziato a lavorare a 16 anni e poi per 35 anni ho fatto il postino, sotto la neve e la pioggia”, spiega Sergio Mingardi, che da Budrio è arrivato nel capoluogo per portare la sua rabbia. Sarebbe dovuto andare in pensione a marzo 2012, ma se le misure del ministro Elsa Fornero passeranno così come sono dovrà aspettare altri due anni per godersi il riposo dopo anni di lavoro. “Lo scriva, questo anche grazie a Bersani”, conclude Mingardi. Nonostante l’imbarazzo per un Partito democratico che in parlamento sarà costretto ad approvare la manovra lacrime e sangue, in piazza c’era anche il segretario provinciale del partito, Raffaele Donini (che parteciperà anche a una iniziativa della Cisl) e altri esponenti, tra cui il consigliere regionale, Andrea De Maria. Si era parlato anche di una possibile presenza del sindaco di Bologna,Virginio Merola, che poi però non si è visto.

Tra i lavoratori in piazza c’erano tante donne. “Ho iniziato a lavorare a 14 anni e la vedo dura andare in pensione a 54. Rischio che andrò in pensione a 60 anni”, racconta una lavoratrice in cassa integrazione de La perla, la storica azienda bolognese di intimo di lusso, da anni in crisi. Poi ci sono Federica e Stella, due giovani lavoratrici di un supermercato Coop: “Della manovra Monti ci preoccupa la questione delle pensioni e soprattutto quella delle aperture domenicali dei negozi”.

Proprio alla “rossa” Legacoop, che aveva criticato la scelta di scioperare per otto ore, il segretario Danilo Gruppi durante il suo comizio dal palco riserva un passaggio al veleno: “Ci hanno sorpreso queste posizioni delle nostre controparti, Legacoop e Cna. Non siamo ragazzini intemperanti, ci facciano decidere a noi quando scioperare”.