di Donata Levi
redazione di PatrimonioSOS

Fra i provvedimenti, auspicati o temuti, che dovrà prendere il nuovo Presidente del Consiglio, ricorre nelle indiscrezioni giornalistiche anche la dismissione di beni del patrimonio dello Stato.

Del resto, già nel decreto di stabilità approvato in extremis dal passato governo si prevede che beni immobili dello Stato, “a uso diverso da quello residenziale”, siano conferiti o trasferiti ad “uno o più fondi comuni di investimento immobiliare, ovvero ad una o più società, anche di nuova costituzione”. Sembrerebbe una riedizione del FIP, il Fondo immobili pubblici, creato nel 2004; e basta scorrere su internet le schede degli immobili che ne fanno parte per capire che un “dimagrimento” del patrimonio edilizio statale costituisce una positiva razionalizzazione.
A patto che gli stabili non vengano poi riaffittati dallo Stato a caro prezzo e soprattutto a patto che si attui una rigorosa sorveglianza a tutela di quanto riveste un valore storico, artistico, culturale. Se è doloroso rinunciare a un bene pubblico, sarebbe ancora più doloroso vederne uno scempio. Ma dove troveranno la forza le nostre soprintendenze, indebolite e prive di personale, per sorvegliare dismissioni e ristrutturazioni o riusi che non riguardano solo i beni dello Stato, ma sempre più, nella drammatica situazione economica, anche gli enti locali?
La Regione Veneto ha annunciato un piano di alienazione e/o valorizzazione di edifici storici fra cui il settecentesco Palazzo Manfrin a Venezia ed una serie di ville del Vicentino (Dal Verme ad Agugliaro, Capra Barbaran a Camisano, Da Porto Barbaran a Montorso). La Regione Liguria darà in gestione numerosi immobili storici. Il comune di Tortona per ripianare buchi di bilancio sta cercando di disfarsi di palazzo Leardi. Ed anche le ASL dismettono: quella di Lucca ha appena venduto ad un imprenditore straniero l’ex ospedale di Carignano, il cui nucleo settecentesco, ampliato negli anni Trenta, è circondato da un parco di 26mila metri quadri. A Pisa va all’asta l’Ospedale dei Trovatelli, a due (letteralmente due) passi da piazza dei Miracoli, destinato a diventare un hotel oppure una banca, o ad ospitare grandi appartamenti.

In molti casi le Soprintendenze hanno già messo dei paletti sulle modalità di recupero, ma, di fronte ad uno stillicidio così diffuso e capillare del patrimonio storico artistico, cui fa riscontro, negli uffici di tutela, la crescente emorragia di funzionari non sostituiti con un turn-over adeguato, c’è da chiedersi se riusciranno a controllare con efficacia.