A poche settimane dalla scadenza del patto di sindacato quadriennale, Hera torna nell’occhio del ciclone in terra romagnola. Il Comune di Forlì e la Provincia di Forlì-Cesena, infatti, sciolgono ogni riserva e, come richiesto a gran voce da associazioni e partiti, annunciano all’unisono che si costituiranno parti civili nel processo penale contro i due inceneritori locali gestiti dalle società Hera e Mengozzi Spa.

Dopo il rinvio a giudizio emesso il 26 maggio scorso dalla Procura della Repubblica di Forlì, venerdì mattina alle 10 il processo si aprirà ufficialmente in Tribunale: gli imputati sono Claudio Dradi, responsabile dell’impianto di Hera all’epoca dei fatti contestati, ed Enzo Mengozzi, al tempo legale rappresentante del ‘forno’ che brucia rifiuti speciali provenienti da tutta Italia.

La Procura forlivese, con il pm Filippo Santangelo, imputa ai rappresentanti legali degli inceneritori la violazione del articolo 674 del codice penale (immissione nell’atmosfera di polveri e sostanze pericolose per la salute pubblica al fuori dei casi consentiti dalla legge, l’omologo civile è l’articolo 844 sulle immissioni). Ma c’è pure la contestazione di contravvenzione al decreto legislativo 59/2005 (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) e al decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006 (procedure per la valutazione d’impatto ambientale).

La Procura aprì l’indagine sui termovalorizzatori dopo la denuncia delle associazioni ambientaliste locali (Wwf e Clan-Destino in particolare) nel 2006, mentre nella primavera del 2008 il Gip del Tribunale di Forlì aveva aprì la procedura di incidente probatorio per portare avanti approfondimenti e perizie. Santangelo ha già chiesto tre volte il sequestro degli inceneritori di Hera e Mengozzi per la mancanza della autorizzazione integrata ambientale, che è stata concessa per delega della Regione dalla Provincia e non sarebbe preceduta da una valutazione d’impatto ambientale nazionale. Le richieste del pm sono state rigettate prima dal gip, poi dal Tribunale di Forlì e infine dalla Corte di Cassazione. In sostanza, alla Procura è stato detto no perché solo il Tar sarebbe l’organo deputato a valutare le autorizzazioni (che costituiscono un atto amministrativo).

Sta di fatto che il processo parte venerdì e che i due principali enti pubblici locali costituendosi parte civile provvederanno, nel caso vengano accertate le responsabilità penali, alla quantificazione dei danni materiali e immateriali (il Comune è assistito da Marco Martines, noto penalista del foro forlivese).

“Con delibera approvata dalla Giunta provinciale questa mattina- recitava la nota dell’ente presieduto dal Pd Massimo Bulbi- la Provincia di Forlì-Cesena ha deciso di costituirsi parte civile all’interno del processo penale, con prima udienza venerdì prossimo, contro i legali rappresentanti di Hera spa e Mengozzi”. Questo “sul presupposto della Procura della Repubblica che possa essersi concretizzata l’induzione in errore nelle procedure di autorizzazione nei confronti dei componenti della Giunta”. Un’ipotesi di reato “che l’amministrazione provinciale ritiene debba essere sottoposta al giudizio del tribunale: la Provincia si riserverà successivamente di quantificare il risarcimento del danno, qualora venissero accertate in sede processuale le responsabilità penali”.

Nelle stesse ore anche l’amministrazione comunale del sindaco Pd Roberto Balzani annunciava la decisione di procedere assistita da Martines. Già lunedì in Consiglio comunale l’assessore comunale all’Ambiente, Alberto Bellini, confermava al consigliere ‘grillino’ Raffaella Pirini (lista DestinAzione Forlì) che la Giunta stava valutando “attentamente” con i propri uffici legali la possibilità di costituirsi parte civile. Superato ogni indugio “in coerenza con le scelte della precedente amministrazione” comunale, che aveva aperto un contenzioso con Mengozzi, Balzani e Bellini hanno definito “un atto dovuto” la costituzione e si sono detti “preoccupati per la salute pubblica a causa di questi impianti”.

In particolare, Comune e Provincia si ritengono entrambi parti offese: il primo nella sua qualità di garante della tutela della salute pubblica, la seconda perché sarebbe stata indotta erroneamente a rilasciare le autorizzazioni. “Chiediamo conto di questo cambio di valutazione nei confronti dell’inceneritore di Hera rispetto agli atti ed alle autorizzazioni rilasciate alla medesima società dal 2004 ad oggi”, recita il testo dell’interrogazione che, però, il capogruppo Pdl in Consiglio provinciale Stefano Gagliardi ha spedito a Bulbi appena appresa la comunicazione sulle parti civili. L’Idv di Forlì-Cesena, da parte sua, stava pressando da tempo il Comune verso la richiesta degli eventuali danni definendola “un dovere nei confronti dei cittadini ed un segnale di trasparenza e legalità”, per dirla con il segretario provinciale Tommaso Montebello.

Sta di fatto che con Hera, che continua ad assistere anche a questa nuova bufera senza fiatare, bisognerà tornare a sedersi al tavolo delle trattative presto. A disposizione dei soci pubblici c’è meno di un mese per avanzare le nuove richieste, dato che il patto di sindacato è da approvare entro il 30 novembre. Balzani e compagnia vogliono chiarire che non accetteranno più appalti al massimo ribasso o escamotage vari (il casus belli degli scontri di questo autunno con l’utility) ma soprattutto superare l’era degli inceneritori giocandosi tutto su un carnet “economicamente” sostenibile di nuovi progetti industriali: raccolta differenziata, sistema del porta a porta, distretto del riciclo. In tutto questo i romagnoli potrebbero trovare un alleato fondamentale per il suo peso nella holding Hera: il sindaco di Bologna Virginio Merola, che sul porta a porta e affini in questi ultimi tempi sta procedendo spedito.