Ci pensa il comico Stefano Bicocchi, in arte Vito, a prendere di petto la questione Civis. Ridere per non piangere. Visto che l’innovativo mezzo di trasporto, quello che avrebbe dovuto rivoluzionare gli spostamenti pubblici a Bologna, dopo anni di lavori, inchieste, controinchieste, indagati e presunte tangenti, è ancora ai box e pare ci rimarrà per sempre.

Fino al 22 di luglio Vito salirà sul palco del Chiostro dell’Arena del Sole a Bologna per interpretare gli ipotetici viaggiatori dell’avveniristico bus che mai solcherà le strade della città. Lo spettacolo che s’intitola, appunto, Civis, è stato scritto da Francesco Freyrie assieme a Daniele Sala. Storica coppia di autori comici che hanno allietato le estati bolognesi fin dai tempi del Puccini Horror Comic Show.

Ed è Francesco Freyrie, autore anche per Maurizio Crozza e Gene Gnocchi, ad illustrarci il percorso del Civis tra i binari dell’Arena del Sole.

Come siete giunti ad uno spettacolo sul tanto vituperato Civis? Magari per indignazione?

“In realtà tutto è nato da una cosa molto semplice. Nell’ideare il nuovo spettacolo di Vito, il nostro scenografo, Leonardo Scarpa, ci ha fatto vedere un bozzetto di un Civis che aveva con sé. Mi si è accesa una lampadina. Perché il Civis è diventato il manifesto della nostra città a partire dal servizio di Report di un mese fa. E’ davvero ironico e risibile che l’espressione del pensiero amministrativo di Bologna abbia prodotto un mezzo di trasporto che non partirà mai e, se dovesse mai farlo, come raccontano le altre amministrazioni europee che l’hanno già accantonato, non funzionerebbe.

Eppure è un progetto definito dagli amministratori, sia di destra che di sinistra che l’hanno voluto, fortemente innovativo…

“Se questa è la modernità di Bologna siamo davvero all’assurdo. Siccome la nostra classe amministrativa non arriva da Marte, ma chi ci rappresenta sono bolognesi come noi, mi viene in mente la tradizionale domanda filosofica: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Il fatto che andiamo da qualche parte a bordo di un mezzo che non funziona la dice lunga sui bolognesi e su Bologna.

Saliti sul Civis che persone s’incontreranno?

“Intanto c’è l’autista del Civis: disperato perché non lo sa far funzionare, attentissimo perché deve rimanere con le mani sul volante visto che appena la guida ottica viene offuscata da un po’ di polvere sulla strada il mezzo diventa ingovernabile. Poi ci sarà una galleria di personaggi tutti interpretati da Vito che mostreranno com’è cambiata la città. Penso al chirurgo plastico, alla casalinga di Baricella che segue la nuova moda del burlesque, il papà che in pigiama alle due di notte attende la figlia fuori dalla Capannina oppure lo chef di Slow food, visto che oggi a tavola amiamo perdere venticinque minuti per farci raccontare cosa c’è dentro al piatto.

Di solito usa gli autobus a Bologna?

“Si ci vado molto e sopra ci vedi la gente vera. Ed oggi sui mezzi pubblici viaggiano solo stranieri. A parte qualche anziano o ragazzo, chi usa i servizi di trasporto che l’amministrazione ci dà sono gli stranieri: gente che va a lavorare e gira per la città. Inutile dire che queste persone rappresentano l’ossatura di Bologna: muratori, badanti, fruttivendoli, piccoli commercianti”.

Quindi salendo sul Civis si vedrà la Bologna contemporanea?

“I finestrini sono una lente d’ingrandimento e il filtro comico ingigantisce: chi vive la città, come si muove, cosa sogna, quello che non sogna. La nostra è una città oramai immobile, comodissima, ma ferma. Se sei un anziano o un disabile a Bologna ti devi arrangiare perché non c’è una scala mobile, uno scivolo”.

Durante la campagna elettorale sia Merola che Bernarndini ci hanno tenuto a farsi vedere affabili clienti sul bus: anche per loro c’è stata una riscoperta del vero microcosmo sociale della città?

“Il futuro di molte grandi città italiane sono gli stranieri: nuove forze, gente che lavora e che tra un po’ spenderà ciò che ha guadagnato. Gente che consuma, vive, lavora, magari anche con orari sindacalmente indecorosi, ma l’energia arriva da loro e noi vecchi bolognesi la sfruttiamo molto. Bologna oggi è molto addormentata ed è incapace di avere un sogno sul suo futuro. Amministrare è la norma, ma qui oramai da parecchi anni, manca la prospettiva di progettare il futuro della città, di pensarla come sarà tra 15-20 anni.