Mafie

Mafia foggiana, la guerra senza fine a Vieste: ucciso un altro capoclan. Dal 2016 dieci omicidi nella perla del Gargano

Venerdì sera, Girolamo Perna è stato freddato sotto casa con una fucilata. La prima meta turistica della Puglia è un far west: dieci omicidi, 6 tentati e una lupara bianca dal 2015. Una battaglia tra famiglie malavitose per il controllo del territorio e del traffico di droga dall'Albania: la faida scatenata da giovani elementi "emergenti", molti dei quali under 30 caduti sotto il fuoco nemico. La Dia: "Bipolarismo criminale che sta inducendo i clan delle zone limitrofe a prendere posizione"

I killer sono arrivati sotto casa, forse in auto, forse in moto, e hanno fatto fuoco con un fucile calibro 12, il marchio di ‘fabbrica’ degli omicidi della mafia foggiana. Questa volta hanno puntato a un “pezzo grosso”, Girolamo Perna, 29 anni, considerato al vertice del clan che porta il suo nome. ‘Scissionisti’ in lotta con il clan Raduano da tre anni, quando gli equilibri a Vieste, la perla del Gargano, si sono rotti con l’agguato ad Angelo Notarangelo, il boss della zona. Da allora sono caduti in dieci sotto il fuoco dei rivali, un altro è scomparso e non è mai stato ritrovato e in sei sono scampati per miracolo alle pallottole.

La droga dall’Albania dietro la guerra – Una mattanza che ha trasformato questo paese di 13mila abitanti, capace di attrarre 1,9 milioni di turisti nel 2018 che l’hanno eletto prima meta turistica della Puglia, in un saloon dove i clan premono il grilletto con facilità per affermare la propria supremazia e controllare il traffico di droga dall’Albania. È qui infatti che il business dei narcos balcanici ha trovato la sua porta verso l’Italia grazie alle coste frastagliate e rocciose, difficili da pattugliare, e quindi approdo perfetto per fiumi di marijuana. È questa la pista più battuta dagli investigatori dalla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 – come aveva raccontato IlFatto.it nel dicembre di due anni fa – per spiegare la guerra che si combatte sul Gargano tra una delle tre “teste” della mafia foggiana. Inarrestabile, nonostante il fiato sul collo di polizia e carabinieri, tra perquisizioni, arresti e indagini della Antimafia barese, che solo pochi giorni fa aveva portato dentro alcuni “big” delle due fazioni.

L’agguato – Così venerdì sera è toccato a Perna, rampollo in ascesa e sorvegliato speciale dopo il ritorno in libertà nell’ottobre 2018. Lo hanno ammazzato a Piano Piccolo, alla periferia di Vieste. Le fucilate lo hanno colpito tra il braccio e all’addome. È morto all’ospedale di San Giovanni Rotondo nella notte. Stava rincasando quando i sicari lo hanno freddato, raggiungendo il loro obiettivo dopo due agguati falliti negli scorsi anni.

L’inchiesta – Quando i sicari sono entrati in azione con lui c’era un amico – incensurato – che è stato interrogato, ma non ha saputo fornite elementi utili. Non arriveranno neanche dalle telecamere di videosorveglianza, perché in zona non ce ne sono. I carabinieri – guidati dal comandante provinciale Marco Aquilio – hanno eseguito cinque stub, esame per la rilevazione di residui da sparo, a pregiudicati del clan rivale, appartenenti alla fazione il cui capo è considerato Marco Raduano.

L’uccisione del boss: così è iniziato tutto – Secondo chi indaga l’uccisione di Perna potrebbe essere la risposta a quella di Francesco Pio Gentile il 21 marzo a Mattinata, comune il cui consiglio comunale nel 2018 è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Di certo – è la lettura degli investigatori – entrambi gli omicidi si inseriscono nella sanguinosa guerra di mafia in atto a Vieste. Se ne contano dieci dal 27 gennaio 2015 quando venne ammazzato Angelo “Cintaridd” Notarangelo, storico boss del paese.

La lunga scia di sangue – Da allora è stata un’escalation, nella quale sono morti 6 tra ventenni e trentenni. Tra i primi a cadere c’è Giampiero Vescera, 27 anni, imparentato con Raduano, ammazzato nel settembre 2016. Il 2017 si era aperto con la morte di Vincenzo Vescera (33 anni) e pochi giorni dopo i killer erano tornati in azione per assassinare Onofrio Notarangelo, cugino di Angelo, e il suo figlio 27enne, Pasquale, era poi scomparso nel nulla a maggio. A luglio le pallottole fanno rumore perché esplose in pieno giorno: Omar Trotta, 31 anni, viene assassinato nel suo locale del centro all’ora di pranzo. Il 6 aprile 2018 viene ritrovato in campagna il cadavere di Giambattista Notarangelo, altro cugino del boss Angelo. Un anno fa, il 25 aprile, cade sotto colpi di pistole e kalashnikov Antonio Fabbiano, 25 anni. Neanche due mesi dopo è il turno di Gianmarco Pecorelli, 22 anni, ucciso mentre era in scooter con un amico lungo la statale che porta a Peschici. Una scia di sangue ingrossata dall’omicidio di Perna.

Le alleanze con gli altri clan – La pista dell’Antimafia è solo una: business della droga e alleanze da stringere anche con i clan più importanti del Gargano, i Romito e i Li Bergolis. “La perdita delle figure chiave del clan (e della conseguente credibilità) ha suscitato le mire di alcuni sodali del gruppo, finalizzate a rendersi autonomi e egemoni in quel territorio, soprattutto nella gestione delle piazze di spaccio, anche con la collaborazione offerta da altri sodalizi dell’area”, scrive la Direzione investigativa antimafia nell’ultima relazione che fotografa la situazione al primo semestre dello scorso anno.

La ricerca di una leadership – I clan Raduano e Perna vengono descritti come “emergenti” e la guerra di mafia ricondotta a un “bipolarismo criminale, sempre meno contingente e più sistematico, che sembrerebbe indurre anche i gruppi criminali del triangolo Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Mattinata a prendere posizione”, spinti “dall’interesse ad individuare la nuova leadership con cui schierarsi e interagire in quell’area: il clan Li Bergolis schierato con il gruppo dei Perna-Iannoli, mentre il clan Romito-Gentile con i Raduano”.

Non solo droga. La Dia: “Estorsioni e riciclaggio” – Gli interessi? “Da una parte i terminal delle rotte del traffico di marijuana proveniente dall’Albania diretta anche in altri territori della penisola, e dall’altra – spiega la Dia – un’importante piazza finale di spaccio, specie durante il periodo estivo”. Senza trascurare anche “l’indotto economico connesso al fiorente mercato turistico (strutture ricettive, attività di ristorazione, guardianie e servizi vari) ricade nelle mire delle organizzazioni, sia per le attività estorsive, sia per la gestione diretta delle attività imprenditoriali lecite, al fine di riciclare i proventi illeciti”. L’omicidio del boss Perna – si ragiona in ambienti investigativi –  rimescola le carte. La scia di sangue, in questa Gomorra foggiana, è destinata a scorrere ancora per consumare la prossima vendetta.

Twitter: @andtundo