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Politica

Legge elettorale, com’è fatto il sistema venduto per tedesco che tedesco non è: nessun vincitore e squadroni di nominati

Un solo voto per un pacchetto completo (partito, candidato uninominale e listino), i capilista in corsia preferenziale e multicandidature, maggioranze da comporre in Parlamento. Ecco il sistema su cui si sono accordati (per ora) Pd, Fi e M5s. Che con il sistema usato a Berlino non c'entra niente. Governabilità e rappresentanza? Molto poche

Ancora una volta lo chiamano “tedesco” e ancora una volta non c’entra niente. Lo chiama così Matteo Renzi, lo chiama così Silvio Berlusconi, lo chiama così Beppe Grillo che, anzi, ha parlato di tedesco quando ha fatto votare ed approvare agli iscritti M5s il via libera all’intesa tra i tre Grandi del Parlamento. Ma col tedesco la legge elettorale in discussione alla Camera non c’entra niente. Di sicuro c’è che il nuovo sistema ha già raggiunto un record: è il più contorto e complicato della storia della Repubblica. Di sicuro si tornerà alle nottate elettorali e ai calcoli che non finiscono nemmeno all’alba. Di sicuro allungherà la vita all’eterna promessa: “Avremo un vincitore la sera delle elezioni”. Col cavolo: un vincitore quella sera non ci sarà. “Garantisce governabilità e rappresentanza” assicurano tutti quelli che la sostengono. Ma se c’è una cosa certa è che con questa legge la notte delle elezioni non si saprà quale maggioranza sosterrà quale governo, ma che sicuramente ci sarà ben oltre metà del Parlamento composto da nominati dei dirigenti di partito.

Cos’ha di tedesco, dunque, questa legge? “Nulla – dice in un’intervista al Fatto il costituzionalista Andrea Pertici – tranne la soglia di sbarramento al 5 per cento”. “Non è il sistema tedesco” conferma Walter Veltroni in un’intervista al Corriere della Sera. “Non c’è la sfiducia costruttiva – sottolinea – Ci sono 5 anni di fibrillazione e lacerazioni interne ai partiti, che con il proporzionale si sentiranno liberi di fare tutto quel che vogliono. C’è il trionfo del trasformismo. Già in questa legislatura ci sono stati 491 cambi di casacca; figuriamoci nella prossima”.

Tra i Cinquestelle il mare ora si fa un po’ più mosso. Mentre Luigi Di Maio e Danilo Toninelli continuano a dire che questa legge è “l’unica costituzionale” e al massimo mancano un po’ di correzioni, arriva la senatrice Paola Taverna e spiega che per lei è un “mega-Porcellum” e che lei non si sarebbe “messa nemmeno lì seduta”. Eppure ora è anche complicato dare la colpa a qualcun altro: che questa fosse la proposta del Pd è noto da almeno 10 giorni, perché il Rosatellum era solo una copia: un pochino più bella, forse, ma sempre copia di quest’ultima stesura. I Cinquestelle presenteranno alcuni emendamenti, ma fino a ieri fonti parlamentari M5s dicevano che le modifiche non sono imprescindibili. Come ripete da giorni Toninelli questo impianto è “costituzionale” e sembra già un trionfo dopo avere avuto negli ultimi 12 anni Porcellum e Italicum, sistemi fatti a fettine dalla Corte Costituzionale.

La mancanza del voto disgiunto rende questa legge incostituzionale, secondo Felice Besostri, uno dei legali anti-Porcellum: l’assenza di questa opzione per l’elettore toglie – dice Besostri – la libertà dell’elettore di esprimere un voto che, come richiede la Costituzione, “sia personale e diretto”. Per questo motivo “cominciamo a dare un altro nome all’ultima fatica della Camera in materia elettorale: non si tratta del modello tedesco”.

E perché, infine, la Taverna parla di “mega-Porcellum“? Per il fatto sollevato anche dagli ex Pd di Articolo 1 che hanno lanciato l’hashtag #maipiùnominati, lo stesso che il Pd usava nel 2014, all’inizio del percorso parlamentare dell’Italicum. E’ “un Super-Porcellum” per Nico Stumpo. “Ecco in arrivo la Santa Alleanza Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini per imporre un parlamento di servi. #maipiùnominati #leggeElettorale” twitta Roberto Speranza.

Tedeschellum, Rosatellum, mega-Porcellum. In attesa di trovargli un nome che sarà terribile come sempre, ecco com’è fatta la legge elettorale in discussione.