Sulla via di Santiago

Santiago de Compostela

ultimo giorno

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Sul cammino ho ricevuto quello che nessuno può portarmi via
Jhan, 29 anni. Spagna / Svezia

Ho finito di lavorare in primavera. Zero piani per l’estate. Avevo tempo e soldi, due cose che di solito non capitano insieme. Un'amica mi aveva parlato del cammino e ho sentito che faceva al caso mio. Anzi, il giorno dopo sapevo già che l'avrei fatto. Mi piace sia camminare sia rimanere solo. Adoro fare lunghe passeggiate immerso nella natura mentre mi godo il paesaggio. In più lo vedevo anche come una sfida, ero curioso di sapere se ce l'avrei fatta o meno. (Nella foto: Max a sinistra, Jhan a destra)

Non sono andato per motivi religiosi. Avevo alcune cose da risolvere nella mia vita. Niente di grave. Niente traumi, incidenti o lutti. Non cercavo un miracolo, ho i problemi normali che hanno tutti. Sono di Barcellona, ma vivo in un paesino in Svezia e prima di partire avevo in mente di trasferirmi. Ero ansioso, confuso, non sapevo neanche in quale continente volessi andare a vivere. Un altro problema era cosa fare. Negli ultimi due anni ho lavorato i rifugiati: è stata dura, mi sono reso conto di tutte le falle del sistema sociale svedese, che peraltro è il migliore al mondo. Vedere di persona tante ingiustizie e la politica che pensa solo agli aspetti economici mi ha spinto a cercare altro, anche se adoravo quello che facevo. E poi, ultimo punto, le relazioni. Avevo rotto con la mia ragazza. Siamo stati insieme per cinque anni e dopo essermi licenziato ne ho incontrata un’altra. Ero molto preso da lei, ma poco dopo è partita e al momento siamo lontani. Un motivo in più per andarmene. Ero curioso di sapere come fosse fare il turista nel mio paese e pensavo di passare da Barcellona dopo essere arrivato a Santiago.

È difficile non avere aspettative, specialmente quando fai un viaggio grosso come questo. E poi non credo a chi, sul cammino, mi ha detto di non avercene. Avanti, su! Anche il solo pensiero di finirlo è un’aspettativa. E io di aspettative ne avevo. Volevo essere travolto dalla stanchezza fisica, una cosa che mi manca molto nella vita di tutti i giorni. Sentivo di averne bisogno. Credo che sia un modo straordinario per calmare la mente. Cercavo questo e l’ho trovato.

La seconda cosa era tirare fuori i problemi personali che mi assillavano. Non sono arrivato a una soluzione, ma ho fatto dei passi in avanti. La terza cosa era incontrare persone nuove e interessanti. Per farla breve, quello che racconto della mia esperienza è che per il cammino vale un cliché che però è vero: e cioè che per capirlo devi farlo.

Il mio corpo ha risposto molto bene allo sforzo fisico e questa cosa mi ha sorpreso. Non sono particolarmente sportivo, ma ho molta resistenza. Tutti ti spaventano talmente tanto prima di partire che davo per scontato che mi sarei fatto male. Quello che però non ti dicono è che non puoi mai prevedere come reagirà il tuo corpo, specie se non hai mai fatto qualcosa di simile. Ho visto maratoneti infortunarsi i primi giorni e gente abituata a prendere l’auto per fare dieci metri finire il percorso senza una vescica. Davvero, non si sa cosa può succedere. Mi aspettavo di di rompermi un braccio, di finire coi muscoli a pezzi. Ma alla fine è andato tutto bene. Mi sono beccato solo due vesciche, una per piede, esattamente nello stesso punto. Mentre camminavo però non mi hanno mai fatto male. Mi chiedo ancora come sia stato possibile essere così in forma. Dormivo male, mi svegliavo alle 7, camminavo per otto ore, mangiavo, bevevo, e via dicendo. Per un mese intero. Roba da pazzi.

Una delle cose che mi ha sorpreso di più è stato il senso di fraternità tra pellegrini. All’improvviso sei circondato da un mucchio di gente cortese da tutto il mondo. È normale parlare con uno sconosciuto e salutare chiunque incroci sulla via. Mi ha sorpreso il rispetto reciproco dei pellegrini verso altri pellegrini, verso il cammino stesso e la gente che si incontrava sulla strada. Chiaro, è sconsigliato lasciare in giro il proprio zaino, ma queste sono accortezze di base.

Mi ha sorpreso anche la varietà dei luoghi in cui si poteva mangiare e dormire, cosa che ha reso il tutto molto più facile. Ad esempio, potevi stare in ostello, in una camera privata o tra decine di letti a castello, mangiare comprando cose al supermercato o permetterti una buona cena. Dipende da cosa vuoi fare. Mi aspettavo fosse molto più selvaggio da questo punto di vista, ad esempio di dovermi portare cibo e rifornimenti per tutto il giorno. Questa comodità mi ha un po’ deluso a dire il vero, ma ha i suoi pro.

Ah, e un’altra cosa: sul cammino ci sono pochi spagnoli. Tantissimi gli stranieri. Ho passato un mese ad ascoltare tedesco h24 e a parlare inglese con chiunque. Ogni tanto incontri anche persone non esattamente gradevoli: proprietari di albergue scontenti del loro lavoro, gente infastidita dai pellegrini o razzista. Ma questi li trovi dappertutto.

Le ultime tappe poi erano troppo affollate. Lì la magia è un po’ sfumata. Non per colpa dei pellegrini, ma perché alcuni di loro non capiscono lo spirito del cammino. Alcuni ad esempio ascoltavano musica ad alto volume o buttavano per terra la spazzatura. Ma anche in questo caso sono le persone, non il cammino.

Devo dire che arrivare a Plaza del Obradoiro - la destinazione finale a Santiago - è stato un po’ deludente. Non so bene cosa mi aspettassi, forse qualcosa di più maestoso, grande, da conservare come un ricordo indelebile. Non aiutava il fatto che la cattedrale fosse in restauro. Così il tutto era meno affascinante.

Cosa mi rimane? Tanta energia positiva, bei ricordi, emozioni indimenticabili. Anche alcuni amici. La ragazza che mi aveva consigliato di venire qui mi ha detto che sarei tornato con una specie di pace interiore, come quando fai un ritiro di meditazione. Ora che sono rientrato in Svezia l'esperienza del cammino mi sembra lontana, ma se ripenso a chi ho incontrato e a quello che ho sentito sorrido. È qualcosa che i soldi non possono comprare e che nessuno può portarmi via.

Vedo i miei problemi in modo più rilassato, ho capito quanto sia importante fare attività fisica e voglio continuare a camminare con regolarità. Che ci sia neve, sole o pioggia. Che io possa essere stanco o meno. Mi manca uscire ogni sera e magari non reincontrare mai più chi ho conosciuto. Ma anche questo aspetto lo vedo in un’ottica positiva, se penso a quanto sia stato meraviglioso incrociare quelle persone. Posso dire che il cammino abbia reso l’estate scorsa una delle migliori della mia vita. Porto a casa quello che in realtà sapevo già, ma che tendo a dimenticare. E cioè che se gli altri fanno le cose in modo diverso da come faremmo noi non significa che stiano sbagliando. Nonostante tutte le nostre differenze, possiamo imparare ad accettarci e a tollerarci a vicenda, e anche a trovare sollievo nel condividere quello che tutti sperimentiamo: paura, dolore, una risata, un cuore a pezzi. La felicità. Continuiamo a camminare.

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