Politica

Pd, riprendiamoci la sinistra. Occupiamo il partito

Viviamo tempi difficili, è vero, soprattutto per chi crede in valori come solidarietà, uguaglianza, diritti. I recenti fatti di Riace e di Lodi sono specchi terribilmente limpidi dell’atmosfera che pervade il Paese. Così come i continui segnali del ministro dell’Interno, contribuiscono a mantenere alta una tensione utile solo a spargere paura e a impedire ogni analisi o ragionamento razionale, soprattutto sul tema immigrati, che sembra ormai essere l’unico “problema” dell’Italia.

I tempi sono ancora più difficili, perché a questo bombardamento terroristico segue un’eco lunghissima, che denuncia il vuoto assoluto della parte opposta. Davvero viene da porsi la domanda, utilizzata ormai come mantra dai pentastellati, per non rispondere a questioni a cui non saprebbero dare risposta: “e allora il Pd?“. Appunto, il Pd? Perché non ha organizzato una manifestazione a Riace in solidarietà con il sindaco Mimmo Lucano? E perché invece di fare una manifestazione a Roma non l’ha fatta a Lodi, per esprimere solidarietà a quei tanti cittadini che, vivaddio, hanno dimostrato di riconoscere ancori i valori veri della solidarietà?

Invece di continuare a litigare al proprio interno, per logiche di potere da basso impero, perché non fanno sentire la loro voce laddove c’è bisogno? I rappresentanti di una sinistra vera devono essere al fianco di chi ha bisogno, non a fare sketch alla Leopolda o a braccetto con industriali e finanzieri.

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Poiché però il Pd sembra essere l’unico elemento di riferimento – anche se alla deriva – per chi non vuole soggiacere al peso opprimente delle destre xenofobe, forse è il momento di occupare il partito, di strapparlo alle beghe di Palazzo e di riportarlo al suo posto: tra la gente. Perché allora, chi si sente di sinistra, chi crede ancora in certi valori, chi non pensa che tutto sia perduto, chi è pentito del voto dato a chi si è dimostrato per quel che è, magari ingoiando qualche rospo, non prende la tessera? Un’iscrizione di massa per arrivare a un congresso in cui possiamo fare sentire le nostre voci.

Lo so, forse sembra un po’ utopistico e so che molti hanno perso ogni fiducia, ma forse è un modo per ritrovare quel senso di appartenenza che sta alla base di un partito vero. Un partito che non sia solo l’espressione dei suoi vertici, che in aurea solitudine decidono quali politiche e quali alleanze fare, ma che sia cassa di risonanza di istanze ed esigenze che arrivano da chi dovrebbe rappresentare, secondo i dettami della Costituzione.