Cronaca

Niscemi, la Protezione civile: “L’intera collina sta crollando”. E l’Assemblea regionale approva un odg: “Usare i miliardi stanziati per il Ponte”

"La frana è pienamente attiva e la situazione è critica", ha sottolineato Fabio Ciciliano dopo un sopralluogo. Il voto dell'Ars (dove il centrodestra è maggioranza) nonostante il parere contrario di Schifani

“L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. È l’allarme lanciato dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano da Niscemi dove si è recato per un sopralluogo e per fare il punto sulla situazione del comune in provincia di Caltanissetta. “La frana è pienamente attiva e la situazione è critica”, ha […]

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L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. È l’allarme lanciato dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano da Niscemi dove si è recato per un sopralluogo e per fare il punto sulla situazione del comune in provincia di Caltanissetta. “La frana è pienamente attiva e la situazione è critica”, ha sottolineato spiegando che “ci sono abitazioni che non potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”. A causa della frana sono già oltre 1.500 gli sfollati, ma per molti di loro il rientro a casa sarà impossibile. “Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più essere abitate”, ha ribadito Ciciliano: “Ci deve essere una fascia di sicurezza. Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche dai vigili del fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo dev’essere chiaro”, ha sottolineato il capo del dipartimento della Protezione civile.

E la frana diventa anche un caso politico. L’Assemblea regionale siciliana – dove la maggioranza è di centrodestra – ha approvato con voto segreto (32 voti a favore e 24 contrari) un ordine del giorno che impegna il governo della Regione, guidato dal forzista Renato Schifani, a chiedere al governo nazionale di utilizzare per i territori colpiti dal ciclone Harry nella regione 5,3 miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione della Sicilia, destinati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. L’ordine del giorno è stato presentato da Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, e sostenuto da Pd e M5s. Opposizione che – da sola – poteva però contare su soli 26 voti. Sull’odg il governo Schifani aveva espresso parere contrario, ma i deputati regionali (alcuni, quindi, anche di centrodestra) hanno votato diversamente.

Una richiesta simile era stata avanzata anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein che è arrivata a Niscemi dove ha incontrato anche il sindaco Massimiliano Conti: “Abbiamo già chiesto di destinare un miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, ha detto la leader dem sottolineando che “servono interventi rapidi”: “La vicenda di Niscemi va affrontata nella sua specificità perchè è una situazione delicata, la frana è attiva”, ha aggiunto. “Abbiamo chiesto di bloccare i tributi. Siamo vicini alla popolazione e pronti da subito a dare il nostro contributo”, ha concluso Schlein.

Per gli sfollati, secondo quanto si apprende, sono in arrivo i contributi del fondo Cas dello Stato: 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno. La procedura sarebbe già stata attivata in presenza dell’ordinanza di sgombero e dovrebbe essere completata nel giro di qualche giorno. Il contributo è destinato a chi ha dovuto lasciare la propria abitazione. Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ne ha dato comunicazione ai capigruppo. “Ci faremo carico di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni”, ha detto il presidente della Regione Schifani concludendo l’incontro tecnico in municipio mentre fuori si è radunato radunato un gruppo di cittadini per protestare: “Basta passerelle. Ho perso tutto”, ha urlato uno degli sfollati. “Perché non è stato fatto niente dal 1997?”, hanno detto altri fuori dal municipio.

Il riferimento è al 12 ottobre 1997, quando – poco prima delle 14 – a Niscemi una frana ha interessato gli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Ventinove anni fa l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu abbattuta. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel ’97, come nei giorni scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra di aprì e nei bevai l’acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera di una comunità di frati. “La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza”, dichiarano oggi gli scienziati della Società italiana di geologia ambientale che ricordano come sull’argomento “esistono scritti risalenti addirittura al 1790”.